C’è la città, la “sua” Milano. Ma anche la provincia, quella Comasca (già presente ne La regola del lupo). Soprattutto, però, c’è il pallone, con tutto il macrocosmo – e microcosmo – che porta con sé e che Franco Vanni, da sette anni “migrato” nelle pagine sportive de la Repubblica a seguire l’Inter, conosce benissimo: dai sogni di chi calca gli sgangherati campi di periferia ai giovani stranieri in cerca di riscatto, dal lusso e dagli eccessi di chi in Serie A è arrivato per davvero a ciò che in tv si vede meno, le violenze, gli ultrà, il razzismo, le ambizioni, il denaro.
Vanni torna in libreria con l’avvincente Morte e miracoli del numero 3, edito da Baldini+Castoldi (298 pagine, 20 euro), terzo capitolo della saga – con annessa indagine – del giornalista-investigatore Steno Molteni. Dopo gli intrighi di una Milano “sotterranea” de Il caso Kellan e l’omicidio alla Agatha Christie su una barca a vela nel bel mezzo del Lago di Como del già citato La regola del lupo, Steno, cronista de La Notte (citazione dello storico giornale del pomeriggio nato proprio nel capoluogo lombardo nel 1952), si imbatte in quello che solo apparentemente sembra essere un incidente stradale: un’auto che investe e uccide il talento senegalese di 18 anni, Asa Ba, che gioca come terzino nel Veniano Calcio (Serie D), ma già destinato a un promettente futuro nella società della città lariana. Il giornalista comincia ad indagare. Accanto a lui, il miglior amico, l’assistente capo della Squadra mobile Raffaele Cinà, detto Scimmia.








