Samuele Longo, 33 anni, è stato uno dei talenti più intriganti del calcio italiano. Nel 2012 la testata spagnola Don Balon lo inserì nella lista dei migliori giovani nati dopo il 1991, un riconoscimento che da un lato gratifica, dall’altro carica di responsabilità.

Di proprietà dell’Inter, trascorse nove anni tra Primavera e professionismo senza mai vestire con continuità la maglia nerazzurra. Prestiti, ritorni e nuove partenze hanno caratterizzato un percorso che, a detta sua, avrebbe potuto beneficiare di maggiore stabilità: “Per un calciatore — racconta in esclusiva per Fanpage.it — la stabilità è importante. A volte ho dovuto digerire situazioni che, oggi, con l’esperienza che ho, non accetterei più”.

E ancora: “Avrei dovuto essere più padrone del mio destino — aggiunge —. Tornando indietro, certe decisioni le prenderei io, senza farmele imporre. Magari non sarebbe cambiato nulla, ma almeno adesso non avrei nessun rimpianto”. Oggi svincolato, Longo ha fatto uno stage con la federazione spagnola e spera di restare in Andalusia, dove ha messo radici e dove, nel 2025, ha giocato con l’Antequera, club della terza divisione spagnola: “Qui si vive bene, un po’ come in Italia, ma con ancora meno pressione — racconta — Io e la mia famiglia ci troviamo benissimo. Siamo rimasti in Andalusia e l’idea è quella di stabilirci qui anche dopo aver appeso le scarpette al chiodo. Si vive meglio il ‘dia a dia’, come dicono qui, è tutto più rallentato e a misura d’uomo”.