Milano – È un mondo noir, quello di Maurizio de Giovanni. Che probabilmente s’immagina un delitto perfino dal pasticcere, mentre compra il vassoio di sfogliatelle. D’altronde è lui il re indiscusso del genere. Grazie a una lunga (lunghissima) serie di personaggi parecchio amati: dal commissario Ricciardi ai Bastardi di Pizzofalcone, da Mina Settembre all’ex agente Sara Morozzi. Un successone. E ora tocca al Carlo Malavasi. Ovvero: l’Orologiaio. Primula rossa della lotta armata, si è rifatto una vita in Francia. Ma c’è ancora da chiudere i conti con il passato. Il resto meglio scoprirlo ne “Il tempo dell’orologiaio”, appena uscito per Feltrinelli.

Romanzo che dovrebbe chiudere la saga anni ’80. Dovrebbe. Con lo scrittore napoletano a presentarlo mercoledì alle 18.30 in piazza Piemonte.

De Giovanni, ma come si vive dentro a una saga?

“È un po’ come quando si andava in vacanza una volta, quelle estati lunghissime, di tre mesi, sempre nello stesso posto. Situazioni in cui conoscevi tutta una serie di persone e ci si riprometteva di ritrovarsi l’anno successivo, scoprendo poi di essere un po’ cambiati, mentre qualcuno di nuovo si aggiungeva alla compagnia e altri se ne andavano. Con la scrittura funziona allo stesso modo. Ed è un’ipotesi che consola rispetto all’addio”.