Addio commissari, avvocati, giudici, scrittori e giornalisti. Adesso arriva la nuova figura dell'editor che si improvvisa detective. Dalle bozze al cold case: succede nel romanzo "Complice la pioggia" di Laura Facchi, il primo di una serie...

Tutto inizia con il ritrovamento di un messaggio accartocciato in un cappotto recuperato in un mercatino vintage. Parte da quì, da questo non comune dettaglio, Complice la pioggia (Rizzoli), il nuovo romanzo di Laura Facchi, autrice, scrittrice e, soprattutto, editor. Sì, perché Maura Amato, la protagonista, è lei stessa un’editor freelance. Squattrinata, con una vita sentimentale disastrata e pochi spiccioli in tasca, si appassiona a questa lettera, scritta il 16 agosto 2023, in cui un’anonima mittente scrive di un omicidio avvenuto vent’anni prima: un certo Palli è stato ucciso e l’autrice dà tutta la colpa a “una cara persona non gradita”. Praticamente, una confessione affidata al caso. Quanto basta per incuriosirsi.

Il “metodo investigativo” di un’editor

La vita di Maura cambia. Non riesce a togliersi dalla testa quel messaggio. Così, spinta dall’istinto (e, forse, anche dalla deformazione professionale), si ritrova catapultata all’isola d’Elba per scavare nel passato di un gruppo di amici che da subito sembra nascondere segreti inconfessabili. Il “metodo investigativo” è quello di un’editor: Maura non analizza le impronte digitali e non interroga i sospettati con la forza. Lei analizza la realtà come se fosse una bozza da correggere. Cerca le incongruenze nei racconti delle persone come farebbe con i buchi di trama di un romanzo, scova i “refusi” nei comportamenti umani e legge tra le righe delle psicologie altrui. Il suo superpotere è l’abitudine professionale a smontare e rimontare le storie.