Bologna, 12 giugno 2026 – “È un pezzo di vita che si strappa”. Così ieri, quando era trascorso da poco il mezzodì, un amico comune mi ha annunciato la scomparsa dell’arcilibraio e gentiluomo Romano Montroni. Dire che a Bologna lo conoscevano tutti sarebbe riduttivo; siamo di fronte a quei personaggi che hanno scortato intere generazioni, e ne hanno definito – di tanto sono capaci i libri – il gusto, l’immaginazione e lo spirito. Chi ha passato la cinquantina lo ricorderà, ancora biondo di chioma, al lavoro nel labirinto feltrinelliano sotto le Due torri; spesso occupava una nicchia a man destra del percorso, a un tempo ufficio disadorno e panopticon dal quale tenere d’occhio il traffico dei clienti.
Enrico Brizzi
Quand’ero ragazzino si raccontava che quel signore dalla taglia di granatiere, l’abbigliamento impeccabile e l’accento bulgnàis, svolgeva di persona una mansione che gli altri direttori, in genere, delegavano ai giovani di bottega: inseguire di persona i ladri di libri, motivati dall’ideologia dell’esproprio o da schietto egoismo, per recuperare i volumi e restituirli agli scaffali. L’avrei creduta una leggenda metropolitana, non avessi assistito coi miei occhi a diversi scatti sorprendenti. Nonostante le robuste scarpe inglesi che amava calzare, Montroni si lanciava all’esterno con leggerezza da sogno; la falcata era ampia, la progressione impressionante, e non ho mai visto nessuno sfuggirgli. Una volta acchiappato il reprobo e recuperato il volume, passava dall’atletica alla maieutica: a forza di domande, costringeva il ladruncolo a riflettere circa il rispetto dovuto al lavoro degli altri. Qualcuno fra i rei abbozzava giusto per evitare guai, ma i più sensibili restavano conquistati e si scusavano di cuore per il disturbo. I trentenni probabilmente lo collegano agli spazi dell’ex cinema Ambasciatori, e forse non sanno che fu proprio Montroni, a inizio millennio, a varare l’intera catena della Librerie Coop; un po’ tutti lo abbiamo ben presente nella sua attività pubblica, quella di gran cerimoniere, autorevole e spiritoso, in occasione degli incontri con gli autori in Salaborsa. Ogni trenta giorni, puntualissimo, l’“arcilibraio” inviava il programma degli appuntamenti fissati per il mese a venire; graffia l’anima scorrere la locandina del giugno 2026 con la certezza che non ne invierà altre. La stessa messaggeria ora trabocca di messaggi composti da amici scrittori, editori e agenti che gli tributano rispetto autentico senza paura di sfiorare la retorica, ché quando se ne va qualcuno che ha meritato la nostra stima si gettano tutte le maschere.








