Dal 29 ottobre 2022 al 4 settembre 2024. Da un omicidio all’altro. Da Vittorio Boiocchi ad Antonio Bellocco. Quasi tre anni di affari, sangue, connivenze, politica e infiltrazioni. È la storia criminale delle curve di Inter e Milan fissata oggi in migliaia di pagine di atti del processo Doppia Curva. Un romanzo oscuro che l’inchiesta giornalistica di Alberto Nerazzini, in onda stasera su La7 nella puntata di Cento minuti, ripercorre in modo informato, attraverso gli atti, i luoghi e soprattutto i protagonisti di questa storia con un dubbio o una domanda finale. Sarà veramente finita? Oppure l’ultimo atto è ancora da scrivere e la penna è in mano al gruppo degli Irriducibili?

Loro sono gli ultimi reduci di un’epopea ultras nerazzurra forti dei legami con il neofascismo milanese e i gruppi neonazi europei. Loro possono contare su Mimmo Bosa, detto Mimmo Hammer, già capo del gruppo degli Irr nato sulle ceneri degli Skins interisti, poi uomo in più delle cosche della Comasina e volto del gruppo Hammer. Nerazzini lo incontra, prova a parlarci, lo rivede al corteo per il cinquantennale della morte di Sergio Ramelli, protetto, silenzioso, rispettato. L’indagine di Cento minuti parte dalla palestra Testudo, dalla morte di Bellocco, uno dei figli prediletti delle cosche di Rosarno, dalla furia di Andrea Beretta, che lo ha scannato quasi strappandogli il cuore dal petto. Riparte da qua e da quel patto che due anni prima diede forza alla triade del direttivo nerazzurro: Andrea Beretta, Antonio Bellocco, Marco Ferdico. Con loro al comando, la curva si fece unica e verticistica, sullo stile della Sud comandata da anni da Luca Lucci e dai suoi pretoriani. Con buona pace proprio degli Irriducibili ai quali Bellocco mostrò “l’album di famiglia”, costringendoli ad abbandonare curva e cassa, loro che invece erano i prediletti dello Zio Boiocchi.