Dieci a dieci (anni di carcere). «Pareggiano», sul campo di gioco penale del tribunale, gli ex capi ultrà di Milan e Inter. Dieci anni in primo grado all’ex capo del tifo organizzato milanista Luca Lucci, quello della foto con Matteo Salvini allo stadio di San Siro nel 2018 per la festa della Curva Sud del Milan, quello che in tribunale vantava come «all’epoca andassi anche a casa di Silvio Berlusconi a parlare di calcio», ma soprattutto quello che adesso la sentenza indica mandante il 12 aprile 2019 del tentato omicidio dell'ultrà Enzo Anghinelli, oltre che membro di una associazione a delinquere. E 10 anni al suo omologo ex capo ultrà interista Andrea Beretta, la cui collaborazione con la giustizia gli vale questa pena contenuta e comprensiva anche dell’assassinio il 4 settembre 2024 di Antonio Bellocco, oltre che dell’imputazione di associazione a delinquere con l’aggravante d’aver agevolato appunto la famiglia di ‘ndrangheta dei Bellocco. Ad appena 9 mesi dagli arresti del 30 settembre 2024, quelle di Lucci e Beretta sono fra le 16 condanne in primo grado (e due patteggiamenti) a un complessivo secolo di carcere che, al netto già della riduzione di un terzo del rito abbreviato, nell’aula bunker del carcere di San Vittore costituiscono il primo approdo giudiziario delle inchieste sulle violenze, ma anche sugli affari, delle associazioni criminali incistatesi in seno alle turbolente curve di ultrà del tifo organizzato nerazzurro e rossonero.