di
Pierpaolo Lio
Ai magistrati ha detto: «Ho cambiato vita e voglio chiudere quei capitoli». Il racconto dell'agguato all'amico facoltoso per pagarsi la droga e la perquisizione mentre si organizzava il delitto Boiocchi
Sono i giorni dei preparativi dell’omicidio che stravolgerà la geografia (anche criminale) della Curva Nord. È il 2022. E l’esecuzione ridisegnerà gli equilibri ai vertici del tifo organizzato interista, almeno per un paio d’anni, fino agli arresti che l’anno scorso hanno decapitato il direttivo degli ultrà nerazzurri. Vittorio Boiocchi «deve» morire. L’ordine arriva dal suo braccio destro, Andrea Beretta. E quindi si pianificano i dettagli. Si fanno sopralluoghi. Si recuperano (e si modificano) i mezzi. Ci si procura (e si testa) l’arma. Ma c’è un inconveniente che rischia di mandare tutto all’aria.
È Marco Ferdico, 40enne ultrà che parteciperà all’organizzazione dell’omicidio — eseguito la sera del 29 ottobre 2022 in via Fratelli Zanzottera, nel quartiere di Figino, e che dopo l’eliminazione dello «zio» scalerà i vertici della Nord — a raccontarlo agli inquirenti. Ferdico, finito in carcere nel maxi blitz della Dda e già condannato a otto anni, ha infatti iniziato a spiegare. E ha raccontato di un colpo a cui ha partecipato in precedenza come «basista». È la rapina a un suo conoscente «facoltoso», alleggerito di orologio di lusso e cinque bracciali d’oro, per 120mila euro di valore complessivo. I soldi servono a Ferdico. E soprattutto a Daniel D’Alessandro, «Bellebuono», esecutore materiale della rapina e, mesi dopo, anche dell’assassinio del capo ultrà. Sarà lui sotto casa di Boiocchi a impugnare la pistola e a far fuoco contro il 69enne che per oltre trent’anni era stato il leader assoluto della Curva Nord.







