Dalla crescita del reclutamento con oltre 730mila posti banditi, all'impatto dell'intelligenza artificiale, la ricerca presentata a FORUM PA 2026 evidenzia il ruolo strategico della Pubblica Amministrazione per lo sviluppo economico e sociale del Paese
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La Pubblica Amministrazione italiana sta vivendo una fase di profonda trasformazione. Dopo anni caratterizzati da blocchi e rallentamenti nel turnover, il settore pubblico ha ripreso ad assumere con decisione e oggi si trova davanti a una duplice sfida, favorire il ricambio generazionale e governare l’ingresso sempre più massiccio dell’intelligenza artificiale negli uffici. È quanto emerge dalla ricerca "La Pubblica Amministrazione infrastruttura strategica del Paese", presentata in apertura di FORUM PA 2026, la manifestazione dedicata all’innovazione nella pubblica amministrazione in programma fino all’11 giugno al Convention Center La Nuvola di Roma. Secondo i dati del Dipartimento della Funzione Pubblica, dal lancio del portale inPA, avvenuto nel luglio 2022, sono state pubblicate oltre 63mila procedure di selezione, tra concorsi, avvisi e mobilità, per un totale di oltre 730mila posizioni bandite. Solo nell'ultimo anno, tra aprile 2025 e maggio 2026, sono stati messi a disposizione più di 208mila posti attraverso oltre 23mila procedure pubbliche.Sempre più giovani scelgono il settore pubblicoL'interesse verso il lavoro nella Pubblica Amministrazione continua a crescere, soprattutto tra le nuove generazioni. Il portale inPA conta oggi circa 3,2 milioni di utenti registrati, di cui quasi un milione iscritti negli ultimi dodici mesi. Particolarmente significativo il dato anagrafico; il 55% degli iscritti ha meno di 40 anni e il 30% non ha ancora compiuto 35 anni. Un segnale importante in un comparto che continua comunque a presentare un'età media elevata, pari a circa 49 anni. La presenza crescente dei giovani rende però necessario affrontare con attenzione il tema del passaggio di competenze tra generazioni.Il ricambio generazionale al centro delle richieste dei dipendentiPer i lavoratori pubblici il ricambio non può limitarsi alla semplice sostituzione anagrafica. Dall'indagine emerge infatti una forte richiesta di strumenti che favoriscano lo scambio di conoscenze e l'integrazione tra diverse fasce d'età. Il 60% dei dipendenti considera prioritari programmi di mentoring che consentano ai lavoratori più esperti di trasferire competenze ai colleghi più giovani. Parallelamente, il 45% guarda con favore al reverse mentoring, ovvero a percorsi nei quali siano i giovani a condividere con i senior competenze innovative e digitali. Tra le altre esigenze indicate figurano modalità di lavoro più flessibili, richieste dal 50% degli intervistati, e percorsi formativi differenziati in base all'età, sostenuti dal 47%.Convivenza tra generazioni vista come una ricchezzaLa ricerca evidenzia come il confronto tra generazioni venga percepito in maniera positiva dalla grande maggioranza dei dipendenti pubblici.Il 90% considera la presenza di lavoratori di età differenti un elemento che rende più attrattive le organizzazioni. L'89% riconosce nell'esperienza dei senior una risorsa strategica per garantire continuità e trasmissione delle competenze, mentre l'82% ritiene che la presenza dei giovani favorisca l'innovazione organizzativa e tecnologica. Nonostante questo, gli intervistati giudicano ancora insufficienti le iniziative dedicate alla promozione dell'age diversity e all'accompagnamento verso il pensionamento, entrambi valutati con un punteggio medio di appena 2,3 su 5.L'intelligenza artificiale è già entrata negli uffici pubbliciUn altro elemento destinato a cambiare profondamente il lavoro nella PA è rappresentato dall'intelligenza artificiale generativa. Secondo l'indagine, il 66% dei dipendenti pubblici utilizza strumenti di IA quotidianamente o almeno una volta alla settimana. Solo l'11% dichiara di non farne mai uso. Le applicazioni più diffuse riguardano la sintesi e l'analisi di documenti, attività indicate dal 59% degli utilizzatori, la redazione di testi (59%), la ricerca di informazioni online (57%) e quella normativa o procedurale (54%). Seguono il supporto linguistico, utilizzato dal 36%, l'analisi dei dati e la reportistica (36%) e le attività creative o di brainstorming (30%). Più limitato, invece, l'impiego per processi avanzati di automazione, fermo al 14%.Tecnologia diffusa ma senza regole condiviseLa diffusione dell'intelligenza artificiale procede però più rapidamente delle politiche organizzative. Per il 59% dei lavoratori l'utilizzo dell'IA avviene ancora su iniziativa individuale, senza linee guida chiare, percorsi formativi dedicati, strumenti certificati o sperimentazioni strutturate. Solo il 41% afferma che la propria amministrazione abbia attivato azioni di supporto e orientamento. Un dato che evidenzia la necessità di definire rapidamente modelli di governance capaci di accompagnare l'adozione delle nuove tecnologie.Formazione e semplificazioneAccanto al reclutamento, continua il percorso di rafforzamento delle competenze del personale pubblico. La piattaforma Syllabus ha ormai coinvolto oltre 1,18 milioni di dipendenti e generato più di 2,7 milioni di certificati relativi ad attività formative. Le amministrazioni accreditate superano quota 10mila. Parallelamente prosegue il processo di semplificazione amministrativa avviato attraverso il progetto ItaliaSemplice. Le procedure semplificate hanno ormai superato le 460 unità. Tra gli interventi più rilevanti figurano la carta d'identità elettronica senza rinnovo per gli over 70, la standardizzazione delle pratiche SUAP e SUE, l'eliminazione dell'obbligo di conservazione decennale degli scontrini POS e l'acquisizione diretta dell'ISEE da parte di scuole e università.Una PA ancora troppo concentrata sull'emergenzaNonostante i progressi, permane una criticità legata alla cultura organizzativa. Il 74% dei dipendenti ritiene che la propria amministrazione sia più orientata a gestire emergenze e scadenze immediate che a interpretare le tendenze future. Il 73% percepisce una prevalenza di obiettivi di breve periodo rispetto a una pianificazione strategica a lungo termine. Ancora più significativo il dato secondo cui il 77% degli intervistati considera decisioni e attività di monitoraggio ancora troppo basate su prassi consolidate e intuizioni, piuttosto che su dati e strumenti avanzati di analisi.L'eredità del PNRR e le priorità per il futuroL'esperienza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) viene considerata un punto di svolta nella modernizzazione della macchina pubblica. I dipendenti auspicano che le metodologie introdotte con il PNRR diventino strutturali. Tra le priorità indicate figurano nuovi investimenti sul capitale umano e sulla formazione continua, la semplificazione e la reingegnerizzazione delle procedure, l'adozione di metodologie di project management e il rafforzamento della cultura della performance.Gli italiani tornano a guardare alla PA come punto di riferimentoLa ricerca fotografa anche il rapporto tra cittadini e istituzioni pubbliche. Oggi il 53% degli italiani considera la Pubblica Amministrazione un punto di riferimento stabile per famiglie e imprese. Tuttavia, la fiducia nella sua capacità di affrontare efficacemente le sfide dei prossimi mesi scende al 45%. Per il 42% degli intervistati il ruolo principale dello Stato deve essere quello di intervenire attivamente per sostenere l'economia. Il 29% preferisce un approccio di supporto senza eccessive interferenze, mentre il 21% ritiene che il compito prioritario sia garantire regole e controlli.Inflazione, lavoro ed energia in cima alle prioritàQuando si parla di politiche pubbliche, il tema più urgente per gli italiani è il controllo dei prezzi e dell'inflazione, indicato dal 54% degli intervistati. Seguono occupazione e lavoro, con il 43%, e sicurezza energetica, al 30%. Più distanti risultano il sostegno alle imprese, indicato dal 19%, e il rafforzamento del welfare e dei servizi pubblici, fermo al 14%.Sanità e crisi internazionali tra le maggiori preoccupazioniLa principale fonte di preoccupazione per il futuro resta la tenuta del sistema sanitario nazionale, citata dal 41% degli italiani. A seguire compaiono la crisi energetica e i conflitti internazionali, entrambe al 33%, la crescita dell'insicurezza e della criminalità, al 30%, l'invecchiamento della popolazione e i fenomeni migratori, al 22%, e l'aumento delle disuguaglianze economiche e sociali, al 21%.La nuova centralità della PAI cittadini attribuiscono alla Pubblica Amministrazione un ruolo determinante anche nella gestione della transizione energetica. Secondo il 42% degli intervistati, il contributo principale dovrebbe essere il miglioramento dell'efficienza energetica degli edifici pubblici. Il 35% chiede una semplificazione delle autorizzazioni per le energie rinnovabili e il 33% punta su attività informative rivolte a cittadini e imprese. Un discorso simile riguarda la gestione dei dati e la sovranità digitale. Il 38% ritiene necessario ridurre la dipendenza da fornitori extraeuropei, mentre il 32% auspica il rafforzamento di infrastrutture e fornitori italiani o europei.












