Il ministro Zangrillo al festival di Trento: "Digitale e "IA" non sostituiranno l'intelligenza emotiva"
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L'onda d'urto dell'intelligenza artificiale ridisegna la geografia del mondo lavorativo a suon di tagli di personale, ma la Pubblica amministrazione italiana sceglie di muoversi controcorrente.I numeri che arrivano dai mercati internazionali descrivono uno scenario spietato: solo nei primi mesi del 2026 i licenziamenti legati all'automazione e all'utilizzo dell'intelligenza artificiale hanno già superato quota 80mila, dopo i 100mila registrati nel 2025. I capofila sono, senza sorprese, le grandi multinazionali statunitensi come Amazon che, in pochi mesi, ha lasciato a casa oltre il 10% del suo organico. Nel frattempo, anche la Cina accelera la sua transizione, con il piano di sostituire il 60% dei lavoratori manovali (circa 37 milioni di posti di lavoro) con robot entro il 2035. Eppure, in questo clima di ritirata del fattore umano, Palazzo Vidoni risponde con un piano di arruolamento massivo.Dal Festival dell'Economia di Trento, il ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo lancia una sfida controcorrente: "Le nuove tecnologie e l'intelligenza artificiale ci offrono opportunità uniche per supportare e potenziare il lavoro e l'impegno delle nostre persone, perché nessuna macchina potrà mai sostituire l'intelligenza emotiva, l'ingegno e la capacità di chi ogni giorno fa funzionare le istituzioni". Per riassumere, lo Stato non licenzia, ma assume.Senza dubbio, la strategia italiana nasce anche da una necessità demografica, una specie di corsa contro il tempo per svecchiare uffici che rischiano di diventare polverosi. Solo per dare un'idea, tra il 2009 e il 2021, l'età media dei dipendenti pubblici è passata da 43 a 52 anni, un invecchiamento strutturale che rischia di trasformare la burocrazia italiana in un dinosauro in via d'estinzione, spesso anche con difficoltà nell'usare i computer. Nei prossimi sei o sette anni più di un milione di dipendenti pubblici andrà in pensione, per questo il governo ha avviato un piano di reintegro su larga scala. Non si tratta di una svolta dell'ultimo minuto, ma di un piano che è già partito: tra il 2023 e il 2025 sono state assunte 641mila persone, a cui sono stati aggiunti altri 24.100 ingressi nel solo mese di gennaio di quest'anno. Per il 2026 il piano è continuare a questo ritmo: "Contiamo di assumere tra le 200 e le 250mila persone. Abbiamo un piano di reclutamento che è in linea con i valori che abbiamo registrato negli ultimi tre anni", ha spiegato Zangrillo. Ma l'orizzonte finale è a sei zeri: "Assumere un milione di persone nei prossimi 6, 7 anni" anche se questo "significa uno sforzo di reclutamento significativo". Sicuramente un obiettivo molto sfidante, ma il Ministro si dice ottimista.













