di
Enrico Marro
Il governatore della Banca d’Italia nella sua relazione annuale: «La transizione tecnologica non sarà priva di costi» e «i benefici potrebbero concentrarsi su chi possiede competenze più elevate, accentuando le diseguaglianze». Per evitarlo bisogna «investire nella formazione delle persone»
«La tecnologia sarà il terreno decisivo» della sfida che l’Europa e l’Italia devono vincere per non restare schiacciati nella morsa tra Stati Uniti e Cina». Questo il filo conduttore delle Considerazioni generali del governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta. Un discorso che guarda al futuro con ottimismo, nonostante tutto, contando sulle capacità dell’Europa e dell’Italia di reagire. Ma bisogna farlo subito, perché già siamo in posizione di svantaggio. «L’invecchiamento della popolazione rende indispensabile aumentare il contributo di ogni lavoratore e di ogni impresa», dice Panetta.
L’intelligenza artificiale è il motore della rivoluzione in atto, ma sulla quale il nostro continente e il nostro Paese devono accelerare. «L’intervento pubblico deve accompagnare questa trasformazione». Non senza rinunciare a una gestione prudente del bilancio. Anzi. «Imboccando con decisione un sentiero che consenta di ridurre stabilmente il peso del debito pubblico, si liberano risorse per la spesa sociale e per lo sviluppo». Il «criterio ultimo del successo», conclude Panetta «sarà la capacità di offrire opportunità e futuro ai giovani. Un Paese che innova deve saper valorizzare le competenze, premiare il merito, trattenere e attrarre talenti, consentire a ciascuno di contribuire secondo le proprie abilità». Giovani e intelligenza artificiale al centro, dunque. Ma vediamo più nel dettaglio.










