Angelo Vaccariello
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La tecnologia non è più un capitolo laterale dell’economia: è diventata il campo decisivo della competizione globale. È questo il cuore dell’intervento del governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nelle sue “Considerazioni finali”. Il messaggio è netto: Europa e Italia devono muoversi subito, perché il ritardo accumulato rischia di diventare strutturale. Tra Stati Uniti e Cina si sta giocando una partita che non riguarda solo le imprese digitali, ma crescita, lavoro, salari e futuro dei giovani. L’intelligenza artificiale è il motore della nuova rivoluzione produttiva. Ma, avverte Panetta, questa rivoluzione non distribuirà automaticamente benefici a tutti. La transizione tecnologica non sarà priva di costi.
Vantaggi
I vantaggi potrebbero concentrarsi su chi possiede competenze più elevate. Il rischio, dunque, è che l’innovazione aumenti la produttività ma allarghi anche le diseguaglianze. Per evitarlo serve un investimento massiccio nella formazione delle persone. Non basta acquistare tecnologie: bisogna mettere lavoratori, imprese e pubblica amministrazione nelle condizioni di usarle. La Cina sta riducendo rapidamente il divario. L’Europa, invece, resta indietro. Per Panetta questa distanza non è inevitabile, ma richiede scelte politiche rapide. L’intervento pubblico deve accompagnare la trasformazione, senza rinunciare alla prudenza di bilancio. Ridurre stabilmente il peso del debito pubblico, spiega il governatore, serve anche a liberare risorse per sviluppo e spesa sociale. Il punto non è scegliere tra conti in ordine e crescita.










