Il mondo cambia rotta. L'economia globale naviga in acque insidiose, stretta tra lo straordinario potenziale dell'intelligenza artificiale e le minacce del conflitto in Medio Oriente. Fabio Panetta traccia le coordinate per l’Italia e per l'Unione Europea durante le sue Considerazioni Finali sul 2025. Il governatore della Banca d'Italia delinea un quadro severo, dominato dall'urgenza di puntare su investimenti e giovani per garantire il futuro. La ricetta, secondo il banchiere centrale, passa per l'innovazione tecnologica, con l'obbligo di non disperdere i talenti. Con un netto messaggio di fondo: «Senza risorse umane qualificate, anche le tecnologie più avanzate producono benefici limitati». Questo perché, spiega Panetta, «il criterio ultimo del successo sarà la capacità di offrire opportunità e futuro ai giovani». Il ciclo economico Lo scorso anno l'espansione globale ha stupito gli analisti, con un Pil in progresso di quasi tre punti e mezzo percentuali. Un impulso vitale è arrivato dalla tecnologia, giacché «la costruzione dei centri di calcolo ha sostenuto gli investimenti», specie negli Stati Uniti. I venti di guerra hanno stravolto questo abbrivio incoraggiante. «La situazione è stata drammaticamente modificata dal conflitto nel Golfo Persico». Il blocco dello stretto di Hormuz ha causato carenze di offerta e rincari per le materie prime energetiche, esacerbando le pressioni sui prezzi. Tali rincari erodono i redditi delle famiglie e comprimono i margini aziendali, in un contesto segnato da condizioni finanziarie rigide. I tassi restano tesi e gli Stati si ritrovano disarmati, poiché «i debiti pubblici, già elevati dopo anni di politiche espansive, lasciano spazi ridotti per interventi di sostegno». Con la guerra il rischio è veder correre l’inflazione al 6% nell’Eurozona. A peggiorare il panorama intervengono le spinte protezionistiche mondiali, trainate dai dazi statunitensi e dalla reazione cinese, dinamiche in grado di alimentare squilibri strutturali. La divisione in blocchi contrapposti, secondo il banchiere centrale italiano, rappresenta una zavorra per la prosperità condivisa. La diagnosi di Palazzo Koch risulta inequivocabile. «In un mondo che resta profondamente interconnesso, la frammentazione non elimina gli squilibri: li sposta, li nasconde, li rende più profondi e più costosi da correggere», sottolinea Panetta. Il monito per i governi non ammette retromarce sull'importanza del multilateralismo e delle relazioni fondate su regole condivise. Un concetto che è considerato fondamentale da Via Nazionale.