Il filo conduttore delle Considerazioni finali del Governatore della Banca d'Italia è stato chiaro: crescita, produttività e innovazione sono le tre variabili decisive per evitare lo sviluppo debole. In uno scenario globale segnato da conflitti e shock energetici, il messaggio centrale di Fabio Panetta è che senza un salto tecnologico e senza investimenti produttivi l'Europa rischierà di perdere ulteriore terreno rispetto agli Stati Uniti e alla Cina. Panetta si muove tra il richiamo all'attivismo statale di John Maynard Keynes e le moderne analisi di Ben Bernanke sui flussi finanziari globali. «L'intelligenza artificiale affiancherà le persone, consentendo loro di concentrarsi sulle attività a maggior valore aggiunto - spiega il Governatore -. La transizione non sarà privata di costi. I beneficio potrebbe concentrarsi su chi possiede competenze più elevate, accentuando le disuguaglianze. I lavoratori più esposti al cambiamento vanno tutelati e accompagnati nella riqualificazione».

L'impatto dell'innovazione sul mercato del lavoro è la prima, grande sfida. Per la prima volta una tecnologia insidia i compiti cognitivi elevati, ma la storia insegna che l'automazione crea più di quanto distrugga. In Italia, dove l'adozione dell'IA nelle imprese è ferma al 30% e solo il 5% ne fa un uso intensivo, occorre accelerare per non ripetere i ritardi accumulati negli anni novanta con l'Ict. «Un sistema produttivo poco innovativo genera una domanda insufficiente di lavoro qualificato e riduce gli incentivi a investire in istruzione; la carenza di competenze rende a sua volta difficile adottare nuove tecnologie».I soldi per l'istruzione Per spezzare questo circolo occorre agire su entrambi i lati. Il criterio ultimo del successo sarà la capacità di offrire opportunità e futuro ai giovani, prosegue. Il potenziale dell'IA rischia di restare inespresso senza una radicale inversione di tendenza sul capitale umano. Il Governatore fotografa con durezza i ritardi strutturali dell'Italia: la spesa pubblica per l'istruzione è inferiore di un punto di Pil rispetto alla media Ue, e tra il 2020 e il 2024 oltre 100.000 giovani laureati hanno lasciato il Paese.Analizzando gli equilibri macroeconomici mondiali, il Governatore evidenzia il paradosso delle barriere commerciali. Nonostante l'inasprimento dei dazi statunitensi, il disavanzo commerciale Usa è rimasto invariato e il 90% del suo costo è ricaduto su consumatori e imprese americani, mentre la Cina ha continuato a registrare ampi avanzi commerciali stimolando la manifattura. «Le preoccupazioni per la sicurezza economica e l'autonomia strategica spingono i governi a ridurre la dipendenza dall'estero» è l'analisi del Governatore, asciutta ed efficace. «Ma se perseguiti attraverso una frammentazione indiscriminata, essi finirebbero per restringere i mercati, accrescere i costi e indebolire le catene produttive. In un mondo che resta profondamente interconnesso, la frammentazione non elimina gli squilibri: li sposta, li nasconde, li rende più profondi e più costosi da correggere».Il rialzo imminente Panetta entra nel dibattito di politica monetaria in vista della riunione Bce dell'11 giugno con il probabile rialzo dei tassi. «La politica monetaria non può evitare che il rincaro dell'energia si trasmetta al sistema produttivo» osserva. «Deve però impedire che questo processo dia luogo a un'inflazione persistente, radicata nelle aspettative di imprese e lavoratori. Una spirale tra prezzi e salari va prevenuta: una volta avviata, sarebbe dannosa e costosa da eliminare». Il Governing council deciderà «sulla base delle informazioni allora disponibili e delle nuove proiezioni». Il Governatore rileva la necessità di «valutare in che misura i rincari energetici possano trasmettersi agli altri prezzi e quanto possano incidere su consumi, investimenti, attività economica». Da qui «dipenderà la calibrazione della risposta monetaria», in termini di decisione sull'ammontare del rialzo che dovrebbe attestarsi allo 0,25% nonostante 3-4 Governatori-falchi del Nord Europa vorrebbero una stretta maggiore.La nascite L'Unione Europea sconta fragilità storiche: il cammino delle riforme legislative sulla competitività per il biennio 2025-26 procede a rilento, con meno di un quarto delle proposte formalmente adottate. Il vero limite strutturale rimane l'incapacità di canalizzare la ricchezza privata verso i segmenti innovativi ad alto rischio. «L'Unione ha un risparmio abbondante, ma non riesce a trasformarlo in investimenti produttivi - ha proseguito Panetta. «Finché i mercati dei capitali resteranno frammentati lungo linee nazionali, il risparmio europeo continuerà a cercare impiego altrove, finanziando la crescita di altre economie. Una vera integrazione finanziaria richiede un titolo sovrano europeo: uno strumento liquido e sicuro».Il Governatore ha messo l'accento sulla morsa demografica sulla crescita. E' la ferita più profonda del sistema-Paese: il calo delle nascite e il progressivo invecchiamento della popolazione lavorativa. Panetta non usa giri di parole per descrivere l'impatto di questa transizione: «Con una popolazione in età da lavoro in forte diminuzione, non potremo contare stabilmente sull'aumento degli occupati per sostenere lo sviluppo». Il calo demografico, in assenza di inversioni di tendenza repentine, agisce come una zavorra sul prodotto potenziale dell'Italia. Per questo motivo, la via indicata da Palazzo Koch non passa più per logiche puramente quantitative sul mercato del lavoro, ma per una profonda trasformazione della qualità e dell'efficienza del sistema produttivo. Per Panetta, la capacità di invertire questa tendenza sarà l'unico vero termometro del successo del Paese: «Il criterio ultimo del successo sarà la capacità di offrire opportunità e futuro ai giovani. Un Paese che innova deve saper valorizzare le competenze, premiare il merito, trattenere e attrarre talenti». Non si tratta solo di una fredda ricetta economica, conclude il Governatore, ma di una priorità sociale: «Creare le condizioni perché le nuove generazioni possano realizzare le loro aspirazioni e concorrere al progresso del Paese non è solo una responsabilità economica: è il compito civile di questo tempo».