La Rettrice del Politecnico di Milano e le considerazioni finali del governatore Panetta: è fondamentale spingere sull'innovazione e sulle start up innovative tecnologiche, Italia indietro
«Mi fa molto piacere che il governatore sia così ricettivo sui temi dell’innovazione tecnologica». Per la rettrice del Politecnico Donatella Sciuto, membro del Consiglio Superiore della Banca d’Italia, non sono stati una sorpresa i temi trattati e le sfide prospettate nelle «Considerazioni» dal governatore Panetta: di queste sfide hanno discusso molte volte negli ultimi mesi. Trasformazione tecnologica e l’AI sono il terreno decisivo perché il nostro Paese recuperi competitività ma non basta l’azione delle imprese, ha detto in sintesi Panetta.«Certo, l’Ai non è uno strumento che uno installa e migliora l’efficienza dell’azienda. Perché possa trasformare il modo di lavorare e aumentare la produttività, serve qualcosa di più complicato e specifico, ma l’investimento non è piccolo, per questo, come ha detto Panetta, serve un supporto pubblico». E le istituzioni cosa fanno?«C’è qualche progetto, per esempio quello di Assolombarda, ma limitato. Nel tempo ho visto comitati per discutere le strategie per l’AI, ma le decisioni assunte a livello teorico non si sono trasformate poi in particolari azioni per accompagnare le aziende e far sì che la mentalità, la cultura e la formazione che servono per aggiornare il personale siano messe a sistema».Che cosa servirebbe innanzitutto per accompagnare il trasferimento tecnologico? «Molta formazione del personale: un piano come è stato Industria 4.0. Non servono fondi per comprare le macchine ma azioni per acquisire servizi: se io devo allenare l’AI per la mia azienda dovrò usare sistemi di calcolo, pagare i servizi e supporti mirati. Non ci sono “pacchetti” che valgono per tutti e spesso le piccole e medie imprese non hanno né i fondi né la capacità di investimento sufficienti. Le grandi aziende si stanno attrezzando, circa l’80 per cento ha introdotto progetti per l’AI ma tra le piccole e medie solo il 15 per cento si è attivato».Il Pnrr non è servito?«Con il Pnrr si sono creati per esempio i Digital education hub, il Politecnico di Milano ne gestisce uno; è stato cofinanziato con fondi europei il centro di supercalcolo di Bologna; ci sono i parternariati estesi. Ma come tutto questo si metta a terra nelle aziende, non è stato deciso». Questo crea un paradosso: un sistema poco innovativo genera poca domanda di lavoro qualificato e i laureati, che sono pochi, se ne vanno.«Le aziende devono rendersi attrattive per i giovani. Gli ingegneri ormai scelgono il lavoro: non basta più la promessa del posto fisso. Serve uno stipendio adeguato, possibilità di fare carriera, un lavoro premiato meritocraticamente salendo nelle responsabilità. Altrimenti i giovani vanno via o scelgono le start up, che sono più dinamiche».Come si aumenta il numero di laureati in Italia?«Se la percezione è che la laurea non serve perché l’ascensore sociale è in discesa e comunque non si avrà un buono stipendio, è chiaro che i giovani non sono interessati a dannarsi sui libri. Certo se la produttività resta bassa perché il sistema non è adeguato, le aziende non avranno abbastanza fondi per contendersi i talenti migliori. Bisogna spingere sull’innovazione, sul supporto anche alle start up innovative, soprattutto quelle tecnologiche, che hanno bisogno di investimenti più sostanziosi e tempi più lunghi delle start up di capitali, perché ai prototipi serve più tempo per affermarsi sul mercato. In questo settore noi siamo indietro perché abbiamo meno capacità di assorbire il rischio ma così ci perdiamo aziende potenzialmente molto innovative».L’AI potrà sopperire all’inverno demografico o finirà per avere dei costi per i lavoratori, causando licenziamenti e riduzioni? «L’AI modificherà delle mansioni come è già successo con Internet e l’automazione. Ma potrebbe anche non diminuire il numero di lavoratori: dovranno comunque essere le persone a gestire l’AI».La transizione pone molte sfide: una è quella etica. «Su questo ormai da alcuni anni formiamo i nostri studenti: nei piani di studi dei master per ingegneri ci sono corsi, molto frequentati, di etica della tecnologia e filosofia della scienza».











