Il tempo della medicina ci ha permesso di diagnosticare e dare un nome a ciò che, fino a pochi anni fa, veniva semplicemente chiamato “crepacuore”. Oggi sappiamo che molte condizioni cardiache transitorie che possono insorgere in seguito a eventi emotivi particolarmente intensi possono essere ricondotte alla sindrome di Takotsubo, nota anche come “sindrome del cuore infranto” o “cuore in gabbia”. Questa parrebbe essere stata la causa della morte della fumettista iraniana Marjane Satrapi.

La ricerca e la clinica consentono di attribuire, a posteriori, un nome a molte morti che appaiono incomprensibili a chi non conosce la profondità con cui il dolore può incidere sul corpo umano.

Nel mio paese natale, in Toscana, tutti conoscono ancora la storia di Alma. Aveva un figlio disperso in Russia e trascorreva le giornate fissandone la fotografia. Gli amici cercavano di proteggerla da quello che allora veniva chiamato semplicemente “crepacuore”, una sorte che, secondo il sapere popolare, aveva già colpito molti familiari di soldati mai tornati dalle guerre.

Le tolsero la fotografia dal comodino. Per qualche tempo la sua vita sembrò riprendere un corso normale, almeno in apparenza. Poi, un giorno, senza dire nulla ai nipoti, si recò al cimitero e si fermò davanti all’ossario dei caduti in Russia. Lì era conservata anche la fotografia del figlio. Rimase a lungo ad accarezzarla e a contemplarla.