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Redazione Salute
Non è solo un modo di dire: il cuore può rispondere a stati d'animo con alterazioni «fisiche». Ma allo stesso tempo i disturbi cardiovascolari possono indurre stati ansiosi e depressivi e una depressione protratta
Non è solo un modo di dire: il cuore può emozionarsi e allarmarsi, rispondere in tempo reale a stati d'animo, a eventi traumatici, a rabbia e paure, e uno stress protratto può causare un aumento della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca, predisporre ad aritmie e a eventi cardiovascolari acuti. Ma allo stesso tempo i disturbi cardiovascolari possono indurre stati ansiosi e depressivi e una depressione protratta può a sua volta peggiorare una condizione cardiovascolare compromessa.
Di questa circolarità tra cuore e psiche si sono occupate recenti linee guida dell'European Society of Cardiology (ESC), con una Dichiarazione di Consenso che dà specifiche indicazioni su come tenere in equilibrio il complesso rapporto tra disturbi cardiovascolari e salute mentale. «Questo Clinical Consensus Statement dedicato a salute mentale e malattie cardiovascolari è nato dalla necessità sempre più stringente di integrare due mondi apparentemente lontani, quello delle cardiopatie e quello della salute mentale, che nella pratica clinica si presentano in maniera decisamente integrata» dice Elio Staffiere, direttore della cardiologia della Casa di Cura accreditata San Francesco di Bergamo e consigliere nazionale Sismed, la Società Italiana Scienze Mediche organizzatrice del convegno Giornate Adriatiche di Scienze Mediche, in corso a Giulianova il 23 maggio. «Ai clinici è infatti ben noto che chi soffre di un disturbo dell’umore, o di altri disturbi psichici, ha un rischio cardiovascolare aumentato. Allo stesso tempo, chi soffre di una patologia cardiaca si trova esposto a un impatto negativo sulla propria salute mentale. E chi soffre di entrambe le condizioni va incontro a esiti clinici decisamente peggiori. La medicina ha sempre cercato di operare una connessione tra cuore e mente, “tra l’organo che c’è, e l’organo che non c’è”, ma oggi tutto sembra diventare più evidente con il contributo delle neuroscienze, che stanno chiarendo il complesso dialogo di sistema tra emozioni, tono dell'umore, neuropeptidi, citochine, fibre nervose periferiche e sistema immunitario, in un network integrato, che regola l’equilibrio dinamico dell’organismo».








