Leggendo le statistiche, si capisce bene come un infarto possa modificare la traiettoria del benessere psico-neurologico di chi viene colpito dall’attacco cardiaco, indipendentemente dagli esiti della carenza di ossigeno sul cuore. Basti pensare che in chi ha avuto un infarto, l’incidenza di ansia e depressione salute psicologica e neurologica di una persona. Non solo: chi soffre di depressione o ansia avrebbe un rischio aumentato di 2,7 volte di subire un secondo infarto o di decesso dopo l’ischemia. Ma cosa succede davvero in queste persone? Prova a spiegarlo uno studio condotto dagli esperti dell'Università di Ottawa, pubblicato su Advanced Sciences, che punta l’attenzione sul metilgliossale, noto come ingrediente del miele di Manuka (e non solo) ma che svolge diverse funzioni anche quando prodotto autonomamente dall’organismo.

Il composto, infatti, viene sintetizzato nel corpo quando le cellule convertono il glucosio in energia: normalmente viene smaltito senza problemi, ma in condizione patologiche potrebbe accumularsi e condurre a infiammazione ed altri fenomeni negativi. Lo studio, coordinato da Erik Suuronen, rivela come un infarto possa alterare drasticamente le funzioni cerebrali e innescare effetti neurologici, dalla depressione e dall'ansia a diverse forme di declino cognitivo, proprio per l’azione nociva del composto.