Si sa. I fattori di rischio cardiovascolari come sovrappeso, diabete, colesterolo LDL e ipertensione possono favorire la comparsa di infarto ed ictus, oltre che di altre malattie. E occorre agire presto per tenere sotto controllo i valori alterati, migliorando gli stili di vita e seguendo le terapie eventualmente indicate dal medico. Ma tornando indietro nella storia naturale della lesione classica dell’aterosclerosi, quando inizia quell’alterazione da cui prenderà vita la placca che rende più rigida l’arteria e progressivamente può ostruire il passaggio del sangue, si possono scoprire elementi ed obiettivi cui magari non si pensa. Ad esempio il microbiota, ovvero la popolazione batterica (e non solo) che vive nel tubo digerente comportandosi come un vero e proprio regolatore del benessere psicofisico.
Ebbene, proprio il microbiota potrebbe diventare un target per la prevenzione dell’aterosclerosi e la possibile riduzione del rischio di infarto ed ictus. Perché in caso di aterosclerosi attiva (pur se del tutto asintomatica e silenziosa), si potrebbe identificare nel sangue un segnalatore, prodotto proprio dal microbiota. Presente già nelle primissime fasi dell’aterosclerosi attiva. A indicarlo, facendo intravvedere anche prospettive future per scoprire chi è più a rischio e possibili obiettivi terapeutici, è una ricerca apparsa su Nature e condotta dagli esperti del Centro Nacional de Investigaciones Cardiovasculares (CNIC) in Spagna.






