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Redazione Salute

Alcuni difetti del DNA e fibrosi poco visibili al tessuto cardiaco possono causare arresti cardiaci improvvisi anche in persone che sembrano sane (come fu per Eriksen). Nuovi metodi per prevedere il pericolo in anticipo

Una svolta nella lotta alla morte cardiaca improvvisa arriva da tre studi internazionali coordinati dalla Società Italiana di Cardiologia (SIC). La ricerca, pubblicata sulle testate scientifiche JAMA Cardiology, European Heart Journal e JACC ha identificato mutazioni genetiche e «cicatrici» nel tessuto muscolare cardiaco (fibrosi) che sono state identificate come le cause nascoste di arresti cardiaci fatali in individui giovani, sportivi e apparentemente sani (ricordiamo, tra le altre, la vicenda di Christian Eriksen, l'ex giocatore dell'Inter colpito da arresto cardiaco durante una partita degli Europei).

Per decenni, la medicina si è basata sulla frazione di eiezione (la capacità del cuore di pompare sangue) per valutare il rischio di aritmie fatali. Tuttavia, come spiega Gianfranco Sinagra, Presidente SIC e direttore della Scuola di specializzazione dell’Università di Trieste, questo parametro è ormai considerato insufficiente: «Ci sono pazienti con cuori apparentemente sani che vanno incontro ad aritmie fatali senza sintomi premonitori, mentre altri con funzioni compromesse ne sembrano immuni», sottolinea Sinagra, evidenziando come la sola capacità contrattile non basti più a guidare le decisioni cliniche.