Tre studi a guida Sic propongono un "nuovo paradigma per valutazione rischio e prevenzione, con parametri chiave per decidere se impiantare un defibrillatore"
Geni killer e cicatrici sul cuore tra le cause nascoste della morte improvvisa anche di giovani e sportivi apparentemente sani. E' quanto emerge da tre studi internazionali coordinati dalla Società Italiana di Cardiologia (Sic), pubblicati su JAMA Cardiology, European Heart Journal e JACC: Heart Failure. Secondo quanto si legge, "alcune mutazioni genetiche e la presenza di cicatrici nel tessuto muscolare cardiaco, rilevabili solo tramite risonanza magnetica cardiaca, possono essere cause nascoste di arresti cardiaci improvvisi e finora inspiegati, anche in individui giovani e sportivi apparentemente sani e con esami di routine come l'ecocardiogramma spesso completamente nella norma". Le ricerche, spiega la Sic, "delineano in modo più preciso il profilo di rischio per morte cardiaca improvvisa", proponendo un cambio di paradigma nella valutazione del pericolo e in prevenzione. Nuovi parametri "chiave per decidere se impiantare un defibrillatore anche in chi ha un cuore apparentemente sano".
Gli studi evidenziano la necessità di "un approccio innovativo che superi il tradizionale paradigma clinico, che ormai potremmo definire superato, basato esclusivamente sulla frazione di eiezione, parametro grossolano che stima la capacitá del cuore di pompare sangue". Afferma Gianfranco Sinagra, presidente della Sic e direttore della Scuola di specializzazione e della Struttura complessa di Cardiologia dell'università di Trieste: "La stima, peraltro grossolana, della funzione sistolica del ventricolo sinistro ha rappresentato per decenni il principale parametro nella valutazione del rischio di aritmie fatali, ma le nostre ricerche stanno espandendo i confini della quantificazione del rischio clinico introducendo nuovi parametri. Ci sono pazienti portatori di mutazioni genetiche maligne che, nonostante presentino un cuore apparentemente sano, vanno incontro ad aritmie fatali senza sintomi premonitori, mentre altri, seppur presentando un'importante compromissione della funzione sistolica, sembrano immuni ad eventi aritmici gravi. Questo significa che il solo parametro della capacità del cuore di pompare sangue non è sufficiente a indirizzare le decisioni cliniche per prevenire episodi potenzialmente fatali".






