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Quando giovedì si è sparsa la notizia della morte a 56 anni della fumettista franco-iraniana Marjane Satrapi, una delle più conosciute e apprezzate al mondo, non sono stati forniti dettagli sulle cause oltre a un breve comunicato dei suoi familiari all’agenzia di stampa francese AFP. C’era scritto: «Marjane Satrapi è morta di tristezza poco più di un anno dopo la scomparsa di Mattias Ripa, suo marito e amore della sua vita». Ripa, morto l’8 aprile 2025 a 53 anni, era il produttore, autore e sceneggiatore franco-svedese a cui Satrapi era legata da molti anni.

Le parole scelte per il comunicato hanno fatto riemergere un dibattito ricorrente sulla possibilità che lutti gravi e dolori difficili da superare possano portare alla morte di una persona: una causa spesso definita nel gergo comune “crepacuore”. Se ne riparla, di solito, ogni volta che la persona superstite di una coppia muore poco tempo dopo l’altra. Un caso celebre è quello del cantante e musicista Johnny Cash, morto nel 2003 appena quattro mesi dopo la cantante June Carter, che era sua moglie da 35 anni. Ma la lista è lunga, e include persone famose e non.

Nel dibattito predominano l’opinione di chi considera il “crepacuore” una causa di morte del tutto plausibile, da un lato, e quella di chi invece pensa che sia un’espressione non esattamente scientifica usata al posto di definizioni rigorose e cause cliniche precise. Ma indipendentemente dalle opinioni l’argomento è da anni oggetto di riflessioni e studi.