«Nessuna ostilità» ma anche massimo riserbo, «perché deve essere e sarà il mercato a decidere, a mettere il sigillo sull'operazione che riterrà più valida...». Ufficialmente non filtrano commenti da Palazzo Chigi dopo lo tsunami che domenica, a borse chiuse, ha investito il sistema creditizio italiano, dando il "la" al secondo round del risiko bancario. L'esecutivo, viene rimarcato a ogni piè sospinto, «resterà neutrale sino all'ultimo».Mps, il governo si dichiara neutrale Ma ai piani alti del governo la mossa di Intesa Sanpaolo e Bper per Mps - di cui la premier era stata messa a conoscenza - avrebbe il merito di dare maggiore solidità al sistema bancario italiano, stabilizzando il mercato e scudandolo da possibili avanzamenti di operatori stranieri. Per il resto, l'unico elemento che emerge con forza è la soddisfazione per aver «risanato e reso appetibile» l'istituto senese, la cui gestione «abbastanza pessima» era stata denunciata dalla stessa Giorgia Meloni subito dopo l'approdo a Palazzo Chigi, quando aveva puntato il dito contro le «decine di miliardi spesi a carico dei contribuenti» e assicurato, su Mps, un rapido cambio di passo.

Che ieri è stato rivendicato in una nota del Mef, in cui si rimarca come le iniziative in atto "riconoscono la valorizzazione della banca risollevata da una posizione pre-fallimentare". Una linea, quella di via XX Settembre, ribadita anche di fronte ad alcune domande dei cronisti. Nessun favoritismo, semplicemente avrà la meglio «chi paga di più...», come del resto era già stato profetizzato «tre mesi fa». Ovvero quando, a inizio febbraio, dal Mef era circolata la posizione sulle quote detenute in Mps: sarebbero state vendute quando il guadagno sarebbe stato massimo. E oggi quel 4,86% in possesso del ministero dell'Economia, stando ai numeri che circolano, potrebbe valere circa 1,5 miliardi di euro.Eppure attorno al secondo tempo del risiko bancario in atto ci sarebbero umori diversi nel governo. Non è un mistero che la Lega, già due anni fa, tifava affinché fosse Bpm a convolare a nozze con il Monte, con Matteo Salvini per la nascita di un «terzo polo italiano». Nel frattempo, però, all'interno di Bpm i francesi di Crédit Agricole sono saliti dal 9% al 15% e poi fino al 22,8%. E l'idea di tutelare l'italianità di Generali, di cui Mps controlla il 13,3%, è tra gli elementi rimarcati da chi nel centrodestra guarda con più interesse all'iniziativa di Intesa.«Non c'è una posizione né del partito né del governo», assicura il leader del Carroccio, allontanando le voci che lo vedrebbero all'angolo in questa partita. «Non commento scelte che competono al libero mercato», aggiunge Salvini tornando a chiedere un «contributo» delle banche per fronteggiare il rialzo dei prezzi dell'energia. Cauto anche l'altro vicepremier, Antonio Tajani. «In questo momento - dice - il mondo bancario italiano è particolarmente vivace. Sono sempre favorevole al libero mercato, non tocca a me fare il tifo per una banca o per un'altra. Quando il mercato è vivo è un fatto positivo, non tocca allo Stato regolare, lo Stato deve vigilare ma c'è la Consob».Una partita tra l'altro ancora aperta, ma che non dovrebbe subire accelerazioni: «Non c'è nessuna nomina imminente», assicurano infatti da Palazzo Chigi. Per il resto rimane ferma, in maggioranza, la linea della neutralità. Solo Maurizio Lupi si spinge un po' più avanti, sottolineando come, con Intesa, «anche l'assetto di Generali ne uscirebbe rafforzato e più stabile».