Questa è un’intervista impossibile. Eppure è, forse più di qualsiasi altra, un’intervista potente. Lo è perché la protagonista è una donna che ha dimostrato una forza e un intuito non comuni. Lo è perché i suoi insegnamenti sono riusciti a superare ogni barriera, anche quella del tempo. È una storia che pur abbracciando due secoli diversi, riesce a rimanere sempre giovane. […]

Per Fiorina quella dell’ostetricia non era solo una professione medica, era una missione, una vocazione, un modo per mettere in pratica la virtù cristiana della “carità”. Si racconta che nei giorni del battesimo dei bambini che aiutava a nascere, Fiorina prestasse ai giovani papà, spesso umili lavoratori della terra nelle cascine, la giacca e il cappello che lei rubava a suo marito: era importante che i papà fossero in ordine!

E così, quando entrava nelle case, tra doglie e contrazioni, non arrivava mai a mani vuote, ma con teli e lenzuola pulite, con carne e verdure lesse. Anche questo era un modo, per lei, per esercitare l’arte della cura. Dal 1910 diventò per tutti la “siùra” Fiorina: per le mamme che si affidavano a lei e per i bambini che esclamavano, a distanza di anni e con vivo affetto, «Mi ha fatto nascere lei!».