Al teatro Quirino, all’iniziativa “Salute al femminile” promossa da Farmindustria, il confronto su health literacy, dati sanitari e pari opportunità. Tra digital twin, governance dei dati e rischio fake news, emerge un punto fermo: gli italiani chiedono una sanità più umana
Nel Fedro, Platone affida a Socrate una riflessione che oggi suona sorprendentemente contemporanea: nessun medico può curare davvero il corpo senza comprenderne la natura profonda. La medicina, suggerisce, non è soltanto tecnica. È conoscenza della persona.
A distanza di oltre duemila anni, quella domanda riemerge in una forma nuova e urgente. Perché cosa accade quando la cura passa anche attraverso algoritmi, piattaforme digitali e sistemi di intelligenza artificiale? E soprattutto: chi rischia di restare escluso se la capacità di comprendere la salute – la cosiddetta health literacy – non cresce insieme alla tecnologia?
Non è un caso che anche Leone XIV, nella sua enciclica pubblicata il 25 maggio, abbia richiamato il tema del rapporto tra innovazione e responsabilità umana, ricordando che la tecnologia non è una “forza antagonista rispetto alla persona”, né “di per sé un male”. Ma proprio per questo, osserva il Pontefice, “non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa”.










