L’IA può rafforzare diagnosi, prescrizione e accesso alle cure, ma senza criteri trasparenti rischia di amplificare errori, bias e distorsioni di mercato. Per Federica Onori, deputata di Azione e special representative per l’IA presso l’assemblea parlamentare Osce, la governance parlamentare diventa decisiva per tenere insieme sicurezza, concorrenza e innovazione sanitaria
L’intelligenza artificiale sta trasformando la sanità: ridefinisce le pratiche cliniche, accelera la ricerca e apre possibilità diagnostiche e terapeutiche fino a poco tempo fa impensabili. Una trasformazione di questa portata chiama in causa anche la politica e, in particolare, i Parlamenti, cui spetta garantire che il progresso tecnologico produca benefici diffusi e sistemi di responsabilità chiari e verificabili.
L’utilizzo dell’intelligenza artificiale come supporto alla prescrizione terapeutica per lo specialista offre un esempio delle sfide che questa trasformazione pone. Tra le più documentate figura il rischio di automation bias – ampiamente attestato dalla letteratura scientifica – ovvero la tendenza cognitiva dei professionisti a fidarsi ciecamente dei suggerimenti o delle diagnosi generate da sistemi automatizzati. Questa problematica pone diverse questioni, fra cui la trasparenza negli algoritmi di supporto alla prescrizione medica.






