Roma, 9 giugno 2026 – Fino a qualche mese fa il Generale in Pensione Roberto Vannacci, per gli amici Gip (da non confondersi con Gipi, mi raccomando), era un problema soltanto di Matteo Salvini, che non l’ha visto arrivare. In poco tempo infatti il bestsellerista della destra italiana Vannacci ha trasformato i suoi lettori in elettori, ha conquistato un seggio al Parlamento Ue lasciando che il taxi da Viareggio a Bruxelles lo pagasse Salvini, quindi noi contribuenti, dunque si è iscritto alla Lega facendo finta di imborghesirsi, ne è diventato vicesegretario e poi, com’è arrivato, se n’è andato. Passato qualche tempo, Vannacci, ineluttabile Thanos, è diventato un problema di tutta la coalizione di destra-centro, pure di Giorgia Meloni, che vigila con interessata preoccupazione a quel che accade nella sua frizzante maggioranza.

D’altronde la storia politica di Vannacci è un atto d’accusa anche nei suoi confronti, rea secondo l’estrema destra di essersi moderata troppo, passando dalla fase di piromane a quella di pompiere in virtù dello sbarco a Palazzo Chigi e secondo il noto adagio che recita così: in Italia la rivoluzione non si può fare perché ci conosciamo tutti. Sicché, Vannacci. I sondaggi lo danno in crescita (sarebbe al 4,8%, secondo l’ultima rilevazione di Nando Pagnoncelli/Ipsos), il che sta producendo già un interessante effetto band wagon: continua a raccattare parlamentari da Lega e persino da Forza Italia. In certi casi si supera abbondantemente il confine del ridicolo, e mica solo per l’ingaggio a parametro zero del pistolero Emanuele Pozzolo da FdI. Il deputato Davide Bergamini a gennaio era passato dalla Lega a Forza Italia perché il suo vecchio partito stava diventando troppo di destra: “Rispetto tutti ma non posso farmi trascinare nelle idee di Vannacci”, avvertì. Qualche giorno fa, Bergamini ha aderito proprio a Futuro Nazionale per la gioia dello spirito di Ionesco e di Beckett, che tornerebbero volentieri in vita per scriverci qualcosa.