Vuoi vedere che adesso il generale Roberto Vannacci diventa un protagonista di primo piano nell’agone politico? Motivo: il fatto che può togliere voti a Lega e FdI. O almeno tale è l’auspicio dei media mainstream che hanno ri-scoperto Vannacci stavolta senza demonizzarlo ma anzi spingendone a più non posso la visibilità. Una bella intervista per fargli dire che lui mira al 20%. Un editorialista autorevole che afferma che il generale è una bella grana per la maggioranza. E ancora la rifinitura di chi ricama su alleanze possibile a destra della destra, citando anche Gianni Alemanno (fino a ieri dimenticato a Rebibbia senza un accenno di interesse).
Eppure Vannacci è sempre Vannacci: quello che Bersani definiva elegantemente “co....ne” e che faceva la X della Decima scandalizzando gli antifascisti (i quali ignorano che la Decima era stata già ampiamente riabilitata da un best seller di Arturo Perez-Reverte) e che diceva che il fascismo non era il male assoluto. Eppure, ora che ha depositato il simbolo di un futuro (forse) partito (simbolo che Francesco Giubilei sostiene essere stato copiato dal suo Nazione Futura e che Silvano Moffa trova uguale a quello di Azione Popolare da lui depositato anni fa) il generale scandaloso si rivela una ghiotta opportunità per lo schieramento anti-Meloni. Perché da quelle parti, come ha sottolineato di recente Andrea Cangini, sognano di vedere ripetere l’operazione con la quale la Fiamma tricolore di Pino Rauti nel 1996 col 2 per cento favorì la vittoria di Romano Prodi sul Popolo delle libertà di Silvio Berlusconi.














