Il generale Vannacci è salito sul taxi della Lega, ne è sceso senza pagare la corsa e in un colpo solo è diventato l’utile idiota della sinistra. Quanto può valere un partito il cui primo atto fondativo è la menzogna? La sua non è neppure una scissione, perché per definirla tale Vannacci dovrebbe avere una storia che all’interno del partito non ha mai avuto. Il generale si è messo a capo di se stesso e il suo primo messaggio è stato contro la destra. In casi come questo, vale una vecchia regola andreottiana: «Il potere logora chi non ce l’ha».

E non essendo possibile una collaborazione con la sinistra (lo pomperanno su giornali e tv dei compagni solo in funzione anti-governo), uscito dalla Lega e chiusa la porta della casa del centrodestra, Vannacci è destinato a rappresentare un voto inutile. Questo naturalmente non lo cancella dallo scenario politico, ma lo proietta in una terra di mezzo senza via d’uscita. Il governo andrà avanti, affronterà la curva del referendum e in caso di vittoria del Sì godrà di un energetico effetto-fionda per il finale della legislatura. Anticipo l’obiezione: Vannacci conserva il potere di far perdere. Sicuri? Tutti dimenticano che c’è da riscrivere la legge elettorale, che sono in discussione regole come il premio di maggioranza e la soglia di sbarramento, i pilastri per il voto utile, esattamente quello che non può essere Vannacci, un qualunquista non coalizzabile con nessuno.