Non appena ieri l’ex generale Vannacci si è tolto ufficialmente la maglietta della Lega per iniziare la corsa solitaria con la mimetica della autoproclamata “vera destra”, l’opposizione è stata percorsa da un brivido di eccitazione. E mentre qualche esponente del Pd come Arturo Scotto usciva con le consuete dichiarazioni pubbliche dispregiative («Vannacci è un fascista, razzista, suprematista, autoritario, omofobo, maschilista») piano piano si faceva strada il sogno. La speranza. La visione onirica. L’incanto. Vannacci come il cavallo di Troia inviato nel campo del Centrodestra per rubarne qualche voto, l’arma segreta in grado di ribaltare le previsioni e far vincere la sinistra alle Politiche del 2027.

D’altronde quel volpone di Matteo Renzi lo ha detto subito: «Se questo popolo di destra - che è lontanissimo da me ma che in Italia esiste ed è più forte di quanto sembri- trova una rappresentanza autonoma, la Meloni e Salvini perdono le Politiche. A condizione che la sinistra stavolta si faccia trovare unita e non litighi come al solito. In Inghilterra Starmer ha vinto grazie a Farage, non dimentichiamolo». Prepariamoci dunque a vedere Vannacci diventare l’ospite d’onore di tutti i talk show di La7, con gli intellettuali di sinistra che faranno a gara nel blandirlo («Che stratega, che tattico, lui sì che metterà Salvini nei guai!»), regalandogli un palcoscenico mediatico sempre più luminoso.