C’è chi scherzando dice che il generale Vannacci si stia avvicinando alla tradizione militare giapponese, in particolare il “vento divino” (tradotto, kamikaze) e il seppuku, il suicidio rituale degli uomini d’onore del levante. Chi esce dalla Lega finisce nel nulla, ha ricordato Matteo Salvini dal palco di Roccaraso domenica. La storia insegna: nessuno allontanandosi dal Carroccio è poi riuscito ad avviare progetti politici che abbiano lasciato una traccia degna di nota o che siano sopravvissuti per più di qualche primavera. A partire dalla rivolta di Flavio Tosi, uno strappo che è stato bagnato da fiumi di inchiostro su tutti i giornali, salvo risolversi poi in uno schizzetto d’acqua in termini di voti. Eppure l’autore da 100mila copie de Il Mondo al contrario sembra sempre più orientato a seguire le orme dell’ex sindaco di Verona, che già a suo tempo aveva formato un correntone interno diventato poi incompatibile con l’armonia leghista. Mentre in Abruzzo la Lega si riuniva, lui era a Parma per un comizio. E il giorno successivo si è lasciato andare a qualche ironia sui social. «È andata benissimo, mancava solo la Pascale», presente invece a Roccaraso.
Il problema di Vannacci non è solo suo in realtà, il rischio è quello di produrre un danno alla Lega e al centrodestra intero senza ricavarne un vero beneficio, il che secondo la legge di Cipolla è anche la sintesi di un atteggiamento poco intelligente. Un suo movimento potrebbe rosicchiare qualche voto, ma è tutto da dimostrare che il soldato toscano ne ricaverebbe più visibilità e spazi politici rispetto alla sua situazione odierna. La sua fuoriuscita, peraltro, potrebbe portare instabilità a tutta la coalizione, aprendo un fronte a destra di cui tenere comunque conto. Ma senza far drammi. Nei mesi scorsi sono comparsi vari sondaggi sul potenziale bacino elettorale di Vannacci. Sondaggi con numeri roboanti che, guarda caso, hanno trovato ospitalità soprattutto sulle pagine dei giornali più lontani dal generale. L’unico numero certo per ora è il 9, che poi sarebbe la conta dei sostenitori vannacciani arrivati a Roma per appoggiare la campagna dell’eurodeputato sulle armi all’Ucraina. Nove persone, sufficienti a malapena per reggere lo striscione per fare la foto di rito per finire sui giornali. Brutto segno.








