Curioso che si faccia avanti un americano figlio di emigrati italiani di terza generazione a dirci che l’Italia si ama troppo poco e dovrebbe essere più orgogliosa di sé. Lo ascolto incuriosita mentre viene intervistato da Giorgio Zanchini, in una delle più intense trasmissioni di Rai3. Guardo questo giovane uomo dagli occhi azzurri accesi che parla dell’Italia dei suoi nonni contadini che sono scappati via da un Abruzzo poverissimo e hanno fatto la vita dura degli emigranti in una America difficile e laboriosa. Sento che le sue parole mi danno una carica di energia.
Dice quello che dico sempre anch’io, ma ascoltarlo da una voce dal forte accento straniero fa un effetto rigeneratore. L’uomo si chiama Alec Ross e ha appena pubblicato un libro chiamato The italian dream. È stato consigliere Senior del Segretario di Stato Hillary Clinton durante l’amministrazione Obama. Ma è vero che l’Italia non si ama? È vero che, presa da una forma di disaffezione, non ha più voglia di costruire il suo futuro? Certo l’Italia non dispone di materie prime e quindi da un certo punto di vista siamo impotenti ed esclusi dal grande gioco economico mondiale. Non disponiamo di petrolio, di terre rare, di litio e altre sostanze preziose. Ma pure disponiamo di materie prime che riguardano l’ingegno, la capacità di creare, di inventare, la forza artigianale, la tenacia nella ricerca scientifica, l’antica scienza agricola e architettonica. Perché non esserne fieri e su questi costruire una coscienza collettiva? La grande capacità critica degli italiani è da ammirare. Ma se la capacità critica si abbina a un cinismo autodenigratorio non usciremo mai dalla prigione che ci siamo costruiti. E le risse prevarranno sul senso unitario. È vero che tante cose non funzionano in Italia, ma se continuiamo col vittimismo e con l’autocommiserazione non faremo che perdere stima e considerazione, prima di tutto di noi stessi. Per costruire il futuro bisogna credere che possa esistere, cosa che spesso viene messo in discussione assieme alla vita stessa della democrazia intesa come un ferro vecchio di cui disfarsi. Dal vociare televisivo e dagli sfoghi rabbiosi dei social si capisce che stiamo perdendo la fiducia nei giovani, nella democrazia, nelle nostre capacità di crescere e stare bene insieme. E in questo rimuginare rancoroso il futuro mette su le ali, pronto a volare via, perdendosi nel vuoto, perché il futuro ha bisogno di fiducia e di orgoglio.








