«Quando una manciata di ingegneri-imprenditori controlla contemporaneamente i cavi sottomarini, i satelliti, i sistemi di pagamento, i flussi di informazione e i modelli linguistici che strutturano il pensiero collettivo, non gestisce più un’industria: tiene le redini di un nuovo ordine mondiale».Un’affermazione così, in una bella domenica italiana di giugno, può provocare un’alzata di spalle. Lo capisco. Abbiamo trovato molti modi di consolarci — dalla musica alla tavola, dalle compagnie all’aperitivo — e li usiamo tutti, con metodo. Se lo fanno i neo-anziani come me, passi. Ma i nuovi italiani non sentono il rumore del futuro? Dovranno viverci, ed è bene sappiano cosa si sta preparando per loro.

La citazione iniziale viene da un’intervista di Carlo Bordoni ad Asma Mhalla, autrice di «Resistere ai tempi oscuri» (Einaudi). Libro inquietante, quindi utile. Questa studiosa franco-tunisina, classe 1984, ci ricorda come il più sofisticato dei tecnocrati americani, Peter Thiel, ispirandosi al blogger Curtis Yarvin, non abbia più fiducia nella democrazia liberale. La considera «un sistema esaurito, fondamentalmente inefficace, che dev’essere sostituito da una nuova governance sovrana gestita come un’impresa».