L’espressione Risiko bancario suona sempre un po’ strana. Probabilmente fa riferimento al fatto che il personale, i clienti, gli sportelli non sono altro che pedine, carri armati che possono essere spostati a piacimento. Una valutazione avvalorata dal fatto che, se due banche si fondono, le cose sembrano cambiare poco per i cittadini e le imprese. Invece le cose non stanno così, siamo di fronte a trasformazioni che impattano profondamente sull’economia – come del resto nel caso in cui si fondessero Eni ed Enel.
Il sistema finanziario italiano sta vivendo una stagione straordinaria. Appena archiviata l’operazione non andata in porto di Unicredit su Banco Bpm e quella invece conclusasi con successo di Monte dei Paschi di Siena (Mps) su Mediobanca ci troviamo di fronte a tre operazioni: Unicredit con l’offerta su Commerzbank, Banco Bpm propone nozze alla pari a Mps, Intesa promuove una offerta pubblica di scambio (quindi una fusione) su Mps.
È difficile discutere della validità di una offerta piuttosto che di un’altra. Le diverse offerte debbono essere valutate sotto almeno tre profili: efficienza della gestione degli istituti, risvolti sulla stabilità finanziaria, benefici per i clienti finali (cittadini e imprese). Anche leggendo le carte messe a disposizione dai contendenti è difficile capire come stanno le cose in quanto i cosiddetti piani industriali sono spesso montanti ad arte per avvalorare una proposta e devono dunque essere presi con le molle.











