Famiglia Guarascio e istituzioni: si cerca di capire a chi conviene tergiversare; intanto sulle sorti del Cosenza Calcio c’è ancora silenzio

COSENZA – Fatta eccezione per la tifoseria in genere, anche quella non organizzata, c’è una cosa che è prevalsa negli ultimi anni in relazione alle vicende del Cosenza Calcio: il silenzio. Anzi, due cose: il silenzio e l’indifferenza. Nell’edizione di ieri abbiamo sottolineato come la famiglia Guarascio, con sprezzo totale nei confronti della città che l’ha accolta, non parla, non sa, non dice. Le comunicazioni rese negli anni da parte della società sono state sempre improntate all’autocelebrazione. E in effetti tante cose fatte apparire come meriti erano solo casualità, e l’organizzazione ostentata in varie occasioni era solo uno spot pubblicitario di quelli che vengono ideati per attirare clienti, salvo poi scoprire che il prodotto non era conforme a quello pubblicizzato.

Basti pensare ai proclami fatti nell’ultimo anno relativamente al settore giovanile, e basti pensare a come si svolgeva invece la realtà dei fatti, per avere un po’ contezza di ciò che si sta sottolineando. Una mistificazione continua di tutto, un continuo prendersi meriti che appartengono ad altri, un continuo scaricare le responsabilità per non far perdere valore ad un brand che in realtà fatica a sopravvivere, ma che si cerca forzatamente di portare alle stelle.