Occorre ricostruire alleanze fondate su autentiche affinità programmatiche e non su convenienze elettorali: politiche fiscali eque, sostegno alla crescita, qualità della spesa pubblica, convinto europeismo e lealtà atlantica dovrebbero rappresentare i pilastri di una nuova proposta di governo. Il commento di Raffaele Bonanni

Il bipolarismo italiano sta vivendo probabilmente il momento più difficile dell’intera stagione della Seconda Repubblica. Proprio mentre il Paese è chiamato a confrontarsi con profondi cambiamenti geopolitici, economici e tecnologici, emergono con evidenza tutti i limiti di un sistema politico sempre meno capace di interpretare il cambiamento e di governarlo.

L’uscita di Pina Picierno dal PD ed il suo appello ai riformisti e liberali tutti a unirsi per superare il bipolarismo è assai significativo dei possibili cambiamenti futuri. La promessa dell’alternanza, che avrebbe dovuto garantire stabilità e chiarezza programmatica, si è progressivamente logorata. I due poli, pur contrapponendosi sul piano elettorale, finiscono spesso per convergere su impostazioni che ostacolano lo sviluppo del Paese.

Le componenti populiste che ne costituiscono la parte prevalente condividono infatti una visione fondata sull’espansione della spesa pubblica, sull’uso sistematico di bonus e sussidi e su politiche orientate più al consenso immediato che alla crescita duratura. Non meno significativa è l’ambiguità che attraversa entrambi gli schieramenti nei confronti dell’Europa e dell’Alleanza Atlantica.