(di Pierfrancesco Maran, europarlamentare Pd - S&D, presidente commissione Envi)

In queste ore si discute molto della scelta di Pina Picierno e del rapporto tra culture politiche diverse dentro il Partito Democratico. Io penso, da sempre, che la risposta alle differenze non debba essere la separazione, ma la ricerca di punti comuni e luoghi dove difendere ed esplicitare le proprie posizioni. Il Pd è nato per questo: non un partito identitario ma una casa di culture politiche diverse, in un mondo dove purtroppo i nazionalismi, i populismi ed i conservatorismi hanno così tanto spazio.

Ogni volta che una componente riformista lascia il Pd, il risultato è sempre lo stesso: il Pd rischia di spostarsi su posizioni più distanti, avendo meno contraltare, e fuori nascono partiti sempre più piccoli, incapaci di incidere davvero, dimostrando che molte volte la causa riformista ha meno valore dell’ego delle persone che se ne fanno portavoce. Una costellazione di forze minoritarie che si lamenta che nel Partito più grande le voci riformiste non sono abbastanza, non rendono di certo il riformismo più influente, e non fanno nemmeno bene al Paese, avendo dall’altro lato degli avversari che, tra differenze a volte anche maggiori, hanno però capacità di fare sintesi, ed è anche il motivo per cui hanno una larga maggioranza in Parlamento pur non avendo avuto una percentuale così alta alle urne.