Pina Picierno lascia il Pd. Lo fa affidando a Il Foglio le ragioni di una separazione che arriva dopo mesi di distanze con la leadership del partito. Non è l’unica “riformista” ad aver detto addio ai dem, dopo che anche l’ex ministra Marianna Madia a inizio maggio aveva deciso di sfilarsi dalla formazione guidata da Elly Schlein e approdare da indipendente al gruppo parlamentare di Italia viva. In Europa, invece, Picierno ha aderito al Partito democratico europeo guidato da Sandro Gozi, entrando in Renew Europe.“Credo che il Pd - dice Picierno - abbia progressivamente smesso di essere la casa dei riformisti quando ha smarrito la tensione verso il governo della complessità e ha iniziato a considerare la tutela della propria identità come un obiettivo politico in sé”. C’è un momento, per la vicepresidente dell'Eurocamera, in cui i dem avrebbero smesso di essere quel partito di tante anime e famiglie politiche, così com’era stato pensato nel 2007 dai suoi padri fondatori. “Il momento preciso è difficile da inquadrare. Ma forse un istante c’è. Probabilmente quando, nel pieno della più grave crisi di sicurezza europea dalla fine della Guerra fredda, il dibattito sulla Difesa comune si è trasformato in una discussione prevalentemente identitaria. Non perché le differenze di opinione siano un problema. Al contrario. Il problema nasce quando si perde la percezione della natura del tempo storico che si sta attraversando”.Ecco l’argomento principale: “L’aggressione russa contro l’Ucraina non riguarda soltanto il destino di un Paese aggredito. Riguarda la tenuta dell’ordine europeo, la sicurezza delle democrazie, la capacità dell’Europa di assumere responsabilità che per troppo tempo ha delegato ad altri. In quelle settimane ho avuto la sensazione che una parte della politica italiana continuasse a osservare il presente con categorie ereditate da una stagione ormai conclusa”. E ancora: “Il sogno dei fondatori del Pd era costruire una grande forza democratica capace di leggere il proprio tempo e di governarlo. Ho avuto l’impressione che, in quel passaggio, il partito fosse più impegnato a discutere di se stesso che della realtà che aveva davanti”."Credo - conclude - che ci sia bisogno di ridare dignità e prospettiva unitaria a milioni di elettori che in questi anni hanno progressivamente abbandonato il Partito democratico scegliendo altre proposte a destra o a sinistra o rimanendo a casa. Questa diaspora va ricomposta fuori dalle alchimie di coalizione e dalla riduzione in tende e cespugli, di vecchie e nuove formule. Serve un riformismo coerente e popolare, in grado di entusiasmare e di far scattare quella scintilla di costruire con fiducia il cambiamento. Credo che ci possa e ci debba essere un impegno comune per fare nascere, tenendo insieme le differenze e le storie, un nuovo soggetto politico largo, che tenga insieme, che nasca per unire esperienze e personalità politiche diverse. Mi metto al servizio di questa idea e di questo progetto".