Biagio Marzo

Powered by

Il ragionamento di Pina Picierno somiglia alla confessione politica di una riformista rimasta sola. Non prende soltanto le distanze dal Partito democratico: rivendica il diritto di parlare senza conformismi né ambiguità. Picierno racconta un distacco maturato all’interno del partito in cui era cresciuta, dalla Margherita fino ai vertici del Parlamento europeo. Il Nazareno, un tempo sua casa politica, oggi le appare distante, incapace perfino di esprimere solidarietà a una dirigente costretta a vivere sotto scorta per le minacce provenienti dall’universo putiniano. Picierno osserva che in Italia si parla molto di antifascismo storico e troppo poco di fascismo e del neo-imperialismo autoritario rappresentato dal putinismo.

Il passaggio più duro riguarda però il silenzio del suo stesso partito. Picierno parla di telefonate rimaste senza risposta e di un isolamento umano e politico persino più pesante delle minacce ricevute. È il segno, secondo lei, di un Pd attraversato da ambiguità geopolitiche e sempre più distante dalla propria tradizione riformista ed europeista nel tentativo di inseguire il cosiddetto “campo largo”. Nelle sue parole non c’è rancore, ma la lucidità di chi ha accettato una separazione. «Mi sento libera», afferma in sostanza, rivendicando la possibilità di esistere politicamente anche fuori dagli schemi tradizionali di appartenenza. Una libertà che nasce anche dall’assenza di un vero partito di riferimento. Da qui emerge la domanda centrale: quale spazio resta oggi a una cultura riformista, atlantista ed europeista in un sistema politico sempre più polarizzato? La traiettoria evocata da Picierno definisce un’identità politica precisa: europeismo democratico, sostegno all’Ucraina, opposizione alle autocrazie e attenzione al Mezzogiorno.