Nella mia carriera, mi è capitato spesso di fare da consulente aziendale. Era un lavoro dove si tenevano riunioni in cui si discuteva di problemi tecnici e dei modi per risolverli. Non di rado, veniva fuori qualcuno che cercava di farsi bello proponendo qualche nuova e strabiliante tecnologia. Un mio collega aveva sviluppato una strategia efficace per contrastare questi voli di fantasia. Consisteva nel chiedere: “Dove si compra?”. Questo di solito bastava a far rientrare la discussione nell’ambito del mondo reale.

Ora, se il governo italiano avesse assunto il mio collega come consulente per il nuovo programma nucleare, si sarebbero trovati di fronte alla stessa domanda: “Dove si compra?”. I vari aggeggi proposti dal programma – nucleare di quarta generazione, Smr, fusione, e altre cose – sono tutti allo stadio di idee e di progetti. Non si comprano da nessuna parte. Sarebbe il caso di concentrarsi invece sulle cose che funzionano e che si possono comprare oggi, come l’energia rinnovabile.

D’altra parte, è probabile che il governo non avrebbe dato ascolto al mio collega. C’è una fondamentale differenza fra quello che succede in un’azienda e quello che succede in un governo. In un’azienda fare le scelte tecnologiche sbagliate vuol dire spesso trovarsi fuori mercato, andare in bancarotta e alla fine sparire, come succederebbe continuando a produrre regoli calcolatori o macchine da scrivere. Oppure, ai tempi nostri, insistere a produrre motori termici per autoveicoli.