BOLZANO. Ha scoperto di avere un tumore nel 2023, una ventina d'anni dopo la sua prima missione internazionale in Bosnia. Per sei mesi, nel 2011, l'Esercito italiano lo spedì in Afghanistan nel momento di massimo sforzo bellico della Nato contro i talebani. E poi in Libano, nel 2014, dove sconfinava la guerra civile siriana.
Così si è ammalato un 58enne bolzanino: respirando aria tossica e ingerendo cibo e acqua contaminati. Sapeva che l'insorgere del suo brutto male era dovuto alla guerra, tanto da incaricare due avvocati per fare partire una causa contro il Ministero della Difesa.
Ora il Tribunale di Bolzano gli ha dato ragione, riconoscendo che la causa del suo linfoma è dovuta all'esposizione di nanoparticelle in ambienti gravemente compromessi a causa di precedenti bombardamenti con munizioni a uranio impoverito.
Per lui, tenente colonnello dell'Esercito, scatta un maxi-risarcimento: due diversi assegni mensili, da oltre mille euro, che gli verranno pagati per tutto il resto della vita e un risarcimento immediato di 70mila euro.
Decisiva la perizia










