Milano, 5 giugno 2026 – Aveva servito lo Stato indossando la divisa, senza sapere che proprio quei luoghi, quei mezzi e quei materiali utilizzati ogni giorno durante il servizio militare di leva lo avrebbero condannato a morte.

M.R., ex lagunare dell’Esercito Italiano, aveva svolto servizio negli anni ’60 in ambienti nei quali la presenza di amianto era diffusa: strutture, caserme, mezzi militari, dotazioni e materiali utilizzati quotidianamente senza adeguate protezioni e senza piena consapevolezza dei rischi per la salute.

Ora il Tribunale di Milano, accogliendo un ricorso coltivato dai legali dell’Osservatorio Nazionale Amianto (Ona) ha riconosciuto un risarcimento di 400mila euro per la figlia, riconoscendo la responsabilità del ministero della Difesa anche per le sofferenze patite dalla donna per la malattia e la morte del genitore.

La patologia

Secondo quanto ricostruito nella sentenza, il militare partecipò ad attività di manutenzione e movimentazione di materiali contaminati. Dopo decenni di latenza, l’uomo iniziò ad accusare gravi problemi respiratori e un rapido peggioramento delle condizioni cliniche. La diagnosi fu devastante: mesotelioma pleurico, uno dei tumori più aggressivi e strettamente collegati all’esposizione alla fibra killer, spiega l’Ona.