TREVISO - A 24 anni gli è stata diagnosticata la leucemia mieloide acuta a causa delle bombe all’uranio impoverito usate nei teatri di guerra. Una forma aggressiva di tumore del sangue che ha costretto il militare in servizio al 33esimo Reggimento “Guerra elettronica” di Treviso a sottoporsi a chemioterapia e a dire addio alla divisa. Era arrivato nella Marca nell’aprile del 2000. Di seguito aveva partecipato a una serie di missioni internazionali di pace come operatore di guerra elettronica: in Bosnia nel 2001, in Kosovo tra il 2002 e il 2003, in Iraq nel 2004 e ancora in Bosnia nel 2005. Poi è emerso il tumore.

Dieci anni fa si era rivolto al Tar del Lazio chiedendo 5 milioni di euro di danni al ministero della Difesa. Ma alla fine i giudici hanno disposto il pagamento di meno di 133mila euro. «Accertata la dipendenza della patologia diagnosticata dal servizio prestato e la responsabilità in capo all’amministrazione per l’insorgenza dell’infermità - si legge nella sentenza del Tar - condanna il ministero della Difesa al risarcimento del danno non patrimoniale che liquida nella somma complessiva di euro di 132mila 939 euro».

Dopo la diagnosi è iniziato il calvario: visite, ricoveri, chemio sperimentale, autotrapianto, periodi di isolamento e così via. Il primo caporal maggiore ha poi mostrato anche gli esami che evidenziavano la presenza dei metalli in questione nel suo organismo. Nonostante all’epoca fosse già noto il grave rischio nell’esposizione dei militari alle nanoparticelle di metalli pesanti prodotte dalle esplosioni di bombe e munizioni all’uranio impoverito - è stata la sua posizione - lo Stato non avrebbe predisposto adeguate misure di protezione. Riformato per la neoplasia, il militare è stato poi reimpiegato in ruoli civili.