Cantieri accelerati nel resto del Piemonte, il tempo stringe, ma a Torino la rete della nuova Sanità territoriale - Case di Comunità, Ospedali di comunità, Centrali operative territoriali - ha preso forma. Meglio: è operativa. Non lo dice la Regione ma l’ingegnere certificatore, incaricato di verificare il lavoro svolto, che dopo un mese di visite, struttura per struttura, ha certificato, per l’appunto, «la conclusione positiva del percorso Pnrr» da parte dell’Asl Città di Torino. Un punto e a capo, che delinea un nuovo modello assistenziale integrato, volto ad avvicinare i servizi sanitari e sociosanitari al domicilio del cittadino e a decongestionare gli ospedali per acuti, cioè per i pazienti gravi, in linea con la “Missione 6” del Pnrr, da cui derivano gran parte dei fondi Obiettivo, riassume Carlo Picco, direttore generale dell’Asl, «superare la storica frammentazione tra cure ospedaliere e servizi territoriali, istituendo punti di riferimento fisici ben identificabili in ciascun distretto». In questa rete, le Case di comunità fanno da "porta d'ingresso" alla Sanità pubblica, mentre gli Ospedali di comunità garantiscono l’assistenza per le fasce di popolazione più fragili o affette da patologie croniche. L’organizzazione Venendo ai numeri, su 31 strutture previste, 30 sono state attivate entro il mese di maggio, mentre una sola entrerà in funzione a giugno. «La sola eccezione è l'Ospedale di comunità Cottolengo, comunque operativo a giugno - precisa Picco - mentre tutte le altre strutture sono già attive e al servizio dei cittadini». Precisazione importante: un conto è chiudere i cantieri, altra cosa aprire i battenti ai cittadini. I servizi, medici e infermieristici? «Ci sono tutti: Erano le precondizioni per il valutatore indipendente, che se no non avrebbe potuto certificare». Il ricorso alle cooperative? «Solo per tre strutture». Il coinvolgimento dei medici di famiglia? «Quanti ne bastano per coprire le ore necessarie, 960 la settimana, un’ottima adesione di cui li ringraziamo». Le assunzioni Entro giugno sarà raggiunto il pieno allineamento agli standard previsti per legge, «garantendo elevati livelli di presenza professionale nelle Case di comunità e limitando al massimo i disagi per infermieri e operatori socio-sanitari». Così spiegano dall’Asl. Il piano di potenziamento prevede l'assunzione di 39 infermieri e 30 Oss per il rafforzamento stabile dei servizi territoriali: questo contingente si aggiungerà al personale già attivo nei poliambulatori a supporto dello sviluppo dei servizi e per l'assistenza ai torinesi. Strutture recuperate Un percorso complesso di riqualificazione urbanistica, anche, tramite il recupero di strutture fatiscenti e inutilizzate da anni: emblematico il caso dell’ex Astanteria Martini. Con 31 progetti aperti e uno stanziamento totale di circa 48 milioni tra fondi europei Pnrr, risorse ex articolo 20 e investimenti dell’Asl, «siamo l’azienda sanitaria piemontese con il più alto numero di interventi», conclude Picco. Due le tipologie in cui sono suddivise le Case di comunità: 4 distrettuali, aperte 7 giorni su 7, h 24; 12 aperte h12 per 5 giorni alla settimana (sono collegate a quelle di riferimento distrettuale e offrono i servizi essenziali di prossimità). Sei gli ospedali di comunità, dotati di 20 posti letto ciascuno e servizi in camera attivi 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Per le Centrali operative territoriali, con funzione di coordinamento, non è previsto l’accesso diretto da parte dei cittadini se non mediante richiesta da parte di Centrale Operativa 116117, Punto di Unico di Accesso o Servizi Sanitari. Un traguardo concreto, che interessa tutti. E che potrebbe veramente fare la differenza.