Qualche giorno fa, parlando a Venezia ad un’assise della Uilca, Luigi Lovaglio aveva detto che «tutte le strade portano a Siena». Intendeva quelle del riassetto del sistema bancario. Carlo Cimbri, con una battuta, dallo stesso palco, aveva detto: «se lo dice lui sarà così». Sembravano schermaglie. Ma dietro le quinte le macchine stavano scaldando i motori. E tuttavia a spingere sull’acceleratore e a determinare la partenza della corsa, è stata la decisione di Giuseppe Castagna di convocare il consiglio di amministrazione di Banco Bpm e inviare una proposta di merger al Monte dei Paschi. Secondo quanto è stato possibile ricostruire, nel consiglio di amministrazione del Banco, la decisione di tentare un accordo con il Monte dei Paschi di Siena, sarebbe stata giustificata in chiave difensiva da una possibile mossa di Intesa nei confronti della stessa Bpm. Ma poco importa quale sia stata la giustificazione. Il punto è un altro. Secondo diverse fonti finanziarie, senza la decisione di Bpm di inviare questa sorta di lettera di intenti al Monte, oggi non ci sarebbe stata nessuna contromossa di Intesa-Bper-Unipol. I tempi probabilmente, non erano ancora considerati maturi. Probabile, insomma, che Bpm abbia cercato di cogliere di sorpresa il trio Messina-Cimbri-Papa, approfittando anche di un provvidenziale consiglio di amministrazione convocato dal Monte dei Paschi per questa mattina. Un board al cui ordine del giorno c’è un unico punto, il reintegro del numero dei consiglieri dopo le dimissioni di Carlo Vivaldi e Fabrizio Palermo.
La lettera e il board già convocato, il tentato blitz del Banco sul Monte
Qualche giorno fa, parlando a Venezia ad un’assise della Uilca, Luigi Lovaglio aveva detto che «tutte le strade portano a Siena». Intendeva quelle del riassetto del sistema...














