Che Siena fosse il crocevia del riassetto del sistema bancario era chiaro. E il flusso degli eventi si è canalizzato sul Monte dei Paschi in una calda domenica di giugno. Il primo a farsi avanti è stato il Banco Bpm. Una mossa, va detto, inconsueta se non unica nel suo genere. Il consiglio della banca milanese si è riunito e ha inviato a Siena una proposta di nozze, resa pubblica senza prima essere stata discussa con il cda di Siena. Un matrimonio tra "eguali". Anche se, a dire il vero, le taglie delle due banche non sono proprio simili. Bpm capitalizza una ventina di miliardi, il Monte si avvicina più a 30. Ma man mano che la giornata è andata avanti, è apparso evidente che quello tentato da Bpm fosse un tentativo di ergere un argine contro un'altra operazione: una possibile offerta sul Monte da parte di Intesa-Bper-Unipol.

Ca' de Sass, la stessa Bper e la sua controllante Unipol, hanno convocato nel tardo pomeriggio di ieri i rispettivi consigli di amministrazione. Probabile che la decisione dell'amministratore delegato del Banco, Giuseppe Castagna, abbia fatto da detonatore, spingendo Carlo Messina a rompere gli indugi e a lanciare un'Offerta. Troppo alto il rischio che i francesi del Credit Agricole, già presenti nel capitale di Bpm con il 22,9 per cento, e autorizzati a salire fino al 29,9 per cento dalla Bce, possano acquisire una posizione rilevante nella filiera che parte da Mps e, tramite Mediobanca, arriva fino a Generali, la cassaforte del risparmio degli italiani (e di una buona fetta di debito pubblico) e da sempre nelle mire dei francesi e di cui Piazzetta Cuccia custodisce ancora il 13 per cento. E non è un caso, probabilmente, che il Credit Agricole abbia approvato senza indugi la proposta presentata ieri in consiglio di amministrazione da Castagna.