Tutte le strade portano a Siena. La profezia dell'amministratore delegato di Mps Luigi Lovaglio si è avverata nel giro di poche ore, trasformando il Monte dei Paschi — da Cenerentola del credito italiano a reginetta contesa — nel centro di gravità del più grande risiko bancario degli ultimi anni.
A rompere gli indugi è stato Banco Bpm: con un consiglio di amministrazione convocato a sorpresa e deliberato all'unanimità, la banca guidata da Giuseppe Castagna ha inviato a Mps una proposta formale per avviare un dialogo su una fusione «tra pari». L'operazione creerebbe il secondo polo bancario italiano, con una capitalizzazione di 50 miliardi di euro e sinergie stimate a regime superiori a 1,1 miliardi al lordo delle imposte. Nella proposta, Banco Bpm sottolinea come l'aggregazione si innesterebbe in modo «efficiente e complementare» nel processo di acquisizione di Mediobanca attualmente in corso, rafforzando anche la posizione nel capitale di Generali.
La mossa di Piazza Meda non è casuale nei tempi: dietro le quinte stavano già tessendo la tela Intesa Sanpaolo e Bper, con il gruppo bolognese — di cui Unipol è azionista di riferimento — pronto a rilevare le attività bancarie del Monte, mentre Intesa avrebbe tenuto Mediobanca e la quota del 13% nelle Generali. Il Financial Times ha già anticipato questo schema. E nelle stesse ore in cui Banco Bpm formalizzava la sua offerta, si riuniva il consiglio di amministrazione di Unipol: sul tavolo, a quanto risulta da fonti finanziarie, proprio l'offerta congiunta con Intesa per Mps. Una nota è attesa domani mattina, prima dell'apertura di Borsa.










