Francoforte non sblocca la cooptazione di Brancadoro e Caltagirone Jr. Il board di Siena convocato per lunedì
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In finanza il tempo può valere quanto un voto in consiglio. Lo sanno bene a Siena dove da un mese il consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi opera con due caselle vuote dopo l'uscita di Fabrizio Palermo, che ha scelto di mantenere la guida di Acea, e la decadenza di Carlo Vivaldi. I loro successori designati, Gianluca Brancadoro e Alessandro Caltagirone (i primi due non eletti della lista del cda all'assemblea del 15 aprile, che ha sancito il ritorno in sella dell'ad Luigi Lovaglio con la lista Plt Holding), attendono ancora da Francoforte il via libera necessario per entrare nel board. Una situazione che ha finito per trasformare una procedura apparentemente ordinaria in un piccolo giallo sulla governance dell'istituto. La Bce ha infatti richiesto una verifica preventiva sui requisiti dei due candidati prima della cooptazione, allungando i tempi di un iter che molti osservatori si aspettavano molto più rapido. Perché Brancadoro e Caltagirone non sono figure estranee all'universo della banca senese. Il primo è stato addirittura vicepresidente dell'istituto, mentre entrambi sono già passati attraverso i controlli e le valutazioni previsti dalla vigilanza bancaria. Di qui la domanda che circola negli ambienti finanziari: perché l'esame di profili già perfettamente conosciuti richiede oggi tempi più lunghi rispetto a quelli necessari per autorizzare amministratori completamente nuovi? Fonti vicine alla banca fanno notare che la tempistica non è anomala, ricordando che, poiché la cooptazione dei due consiglieri è avvenuta al di fuori del voto in assemblea, si è resa necessaria una valutazione ex ante dei requisiti aggiornando la documentazione con un reassessment dei profili. Una motivazione strumentale non molto credibile. In ogni caso, lunedì 8 giugno si riunirà il cda del Monte anche per fare il punto sull'invio alla Bce della documentazione raccolta.








