Tutte le strade portano a Siena.
Sebbene fosse una battuta quella pronunciata da Luigi Lovaglio al congresso del sindacato Uilca mentre il mercato discuteva del futuro di Montepaschi, si è trasformata nel giro di poche settimane nella fotografia del nuovo risiko bancario.
Una seconda stagione in cui, questa volta, il governo Meloni appare spettatore informato e non attore come ai tempi della scalata a Mediobanca.
Un atteggiamento confermato dal Mef, che con una nota ieri ha fatto sapere di «essere stato informato» delle «iniziative su Mps, di cui prende atto».D"altronde, il Tesoro è ancora azionista di Rocca Salimbeni con una quota del 4,8% e la volontà di uscire da Siena - ora che la banca è definitivamente risanata - potrebbe avvenire proprio grazie all"opas promossa nelle scorse ore da Intesa Sanpaolo.
Intorno alla banca senese si stanno ridisegnando gli equilibri del credito nazionale, tra le ambizioni di Banco Bpm, la mossa di Intesa Sanpaolo e il ruolo di Unipol/Bper, con Generali sullo sfondo. «Mps è passata dall"essere il brutto anatroccolo della finanza italiana alla preda più ambita», ha osservato il presidente della Commissione Banche, Pierantonio Zanettin, di Forza Italia, in un"intervista a MF-Milano Finanza sulla partita destinata a ridisegnare il sistema finanziario del Paese.Domanda.














