Una liberazione. Un Urlo di Munch gridato al mondo, la fine di un’angoscia esistenziale che si stava trasformando in un incubo permanente. Lo smash di Flavio Cobolli vola via e Alexander Zverev si accascia sulla polverosa terra rossa. Al quarto tentativo, quando forse nessuno ci credeva più, quello che un tempo era stato riconosciuto come l’eletto, il predestinato che avrebbe dovuto prendere il posto degli immortali, scaccia definitivamente via i fantasmi che anche questo pomeriggio erano tornati a fargli visita sul Philippe-Chatrier e riesce a vincere, all’età di ventinove anni, il suo primo titolo slam, in uno dei tornei più pazzi degli ultimi anni.

Il sogno di Flavio Cobolli finisce sul più bello, a un passo dalla gloria eterna, dopo due settimane meravigliose. Ma a essere onesti non c’’è mai stata una reale sensazione che il tennista romano potesse farcela. Casomai che l’altro potesse perderla. Non è la stessa cosa.

Non bastano cuore e coraggio per vincere un titolo slam. Il tennista romano, complice un’inevitabile tensione, ha giocato un tennis passivo e poco istintivo per la prima parte dell’incontro e troppo discontinuo quando bisognava provare a dare una spallata ad uno Zverev che cercava di tenere a bada i suoi fantasmi. Poi la stanchezza e un inizio di crampi hanno fatto il resto. Ma è probabile che per Flavio sia solo l’inizio di una grande avventura.